Pubblicato da Europa, il 26 marzo 2010
Pare che sia la volta buona. Macedonia e Grecia si accordano, anche se ancora non è ufficiale, sul nome ufficiale da attribuire all’ex repubblica jugoslava. Dovrebbe chiamarsi Repubblica della Macedonia del nord. Ma tanto, a Skopje, continueranno a definirla come hanno sempre fatto: Macedonia
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È fatta. La Macedonia, la più meridionale delle vecchie repubbliche jugoslave, da vent’anni alla ricerca di una denominazione ufficiale, si chiamerà Repubblica della Macedonia del nord. Sta bene ai greci e sta bene ai macedoni. Presto – riferiscono i giornali di Skopje e Atene – i primi ministri dei due paesi, Nikola Gruevski e George Papandreou, suggelleranno l’accordo. Più che per spirito d’amicizia, perché entrambi consapevoli che la comunità internazionale non ne può più della lunga vertenza che dal ’91, anno dell’indipendenza macedone, oppone le loro patrie.
Con la Macedonia decisa a farsi chiamare Macedonia, punto e basta. Con la Grecia a dire che l’unica Macedonia che può esistere è la sua provincia settentrionale e che l’usurpazione di Skopje ha il sapore di una rivendicazione territoriale. Va bene che l’identità è importante, ma qui si rasenta il grottesco.
Prima di darla per chiusa sarebbe meglio aspettarne la consacrazione, viste le sorprese che i Balcani possono sempre riservare. Ma si può dire quasi al cento per cento: la saga è terminata. Tira così un sospiro di sollievo Matthew Nimitz, il mediatore Onu che da quasi vent’anni fa la spola dei due paesi e che s’era visto, fino a ieri, rifiutare ogni proposta. Nella lista figurano le bizzarre Nova Makedonija e Macedonia-Skopje, oltre alle fantapolitiche Macedonia superiore e Macedonia slava. Tira un sollievo pure Skopje, che si scrolla di dosso il poco elegante acronimo con cui è stata fin qui definita a livello internazionale (Fyrom, Former Yugoslav Republic of Macedonia) e vede avvicinarsi il traguardo della Nato. Proprio a causa della controversia sul nome, la Grecia ha infatti ripetutamente messo il veto all’adesione dei macedoni, malgrado l’Alleanza atlantica li ritenga pronti da un pezzo per saltare sul carro. Tira, infine, un sollievo la Grecia, che ha cose più serie a cui pensare. Vedi alle voci crisi sociale e dissesto economico.
Si chiamerà Repubblica della Macedonia del nord, ma per i greci sarà sempre “il vicino”. A dare un’occhiata sui forum online emerge una certa disapprovazione, sull’intesa prossima ventura. La parola sacrilega, di copyright esclusivamente greco, vale a dire Macedonia, resta sempre lì e questo non va giù. C’è poi chi propone di chiamare l’ex repubblica jugoslava Albania dell’est, Serbia del sud o Bulgaria occidentale, ironizzando sull’identità “impura” della Macedonia, reclamata in passato da questa o da quest’altra potenza (si fa per dire) balcanica e formatasi, come nazione, solo sul finire dell’800.
Si chiamerà Repubblica della Macedonia del nord, ma a Skopje e dintorni sarà sempre Macedonia. È una questione d’orgoglio. Anche se a livello formale è stato declinato geograficamente, il nome della loro patria resterà Macedonia.
Senza attributi. Così come Alessandro Magno, il mitico condottiero, verrà ancora considerato il progenitore dei macedoni di oggi, cosa che gli storiografi di Skopje, incoraggiati dalle forze politiche, sostengono da tempo. Se poi la Grecia ribadisce che Alessandro era ellenico purosangue, tra l’altro a ragione, chissenefrega.



