Pubblicato da Europa venerdì 16 aprile 2010
Domenica i funerali e la sepoltura di Lech Kaczynski, nella cripta della cattedrale del Wavel di Cracovia, accanto agli eroi della nazione. Una scelta che ha innescato polemiche, aprendo ufficialmente la campagna per le presidenziali e rompendo l’unità nazionale seguita alla tragedia
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Chi in questi giorni ha evocato in Polonia la parola magica – solidarnosc, solidarietà – auspicando una fase di concordia e armonia, dopo il tragico schianto aereo in cui sabato scorso hanno perso la vita il presidente Lech Kaczynski, la first lady Maria e molti esponenti dell’intellighencija polacca, è rimasto deluso. Lo spirito di unità nazionale è durato davvero poco. A spappolarlo è stata la decisione, assai contestata, di seppellire il defunto capo dello stato e la moglie (le esequie si terranno domenica, alla presenza di molti leader mondiali) nella cripta della cattedrale del Wavel di Cracovia, proposta dal gemello Jaroslaw e appoggiata dall’arcivescovo di Cracovia, Stanislaw Dziwisz, ex segretario di Wojtyla, cui è spettata l’ultima parola a riguardo. Una scelta, questa, che ha un sapore fortemente elettorale e con cui Jaroslaw Kaczynski, che correrà alle presidenziali, anticipate a giugno dopo la scomparsa del fratello, intende cavalcare l’onda emotiva del dramma consumatosi all’aeroporto russo di Smolensk.
Il Wavel è il luogo dove riposano i sovrani della dinastia degli Jagelloni e personaggi chiave della storia del paese: il “Garibaldi polacco” Tadeusz Kosciuszko, guida della ribellione contro gli occupanti russi del 1794; il grande poeta romantico Adam Mickiewicz; il maresciallo Josef Pilsudski, artefice della rinascita dello stato polacco nel 1918; il primo ministro del governo in esilio durante la seconda guerra mondiale, Wladyslaw Sikorski.
Quelli erano eroi, uomini che hanno unito i polacchi, cementando l’idem sentire della nazione. Lech Kaczynski – così hanno sostenuto in molti, dopo l’annuncio della sepoltura nella vecchia capitale monarchica – è stata invece una figura controversa, che ha diviso la Polonia e avvelenato la vita pubblica con iniziative discutibili, come la crociata maccartista indetta contro i capi dell’ala moderata di Solidarnosc, Lech Walesa incluso, l’epico movimento “risorgimentale” che portò la Polonia all’indipendenza da Mosca. Kaczynski, esponente dell’ala dura del grande sindacato, li ha ripetutamente accusati d’avere concesso troppo al Partito operaio unificato polacco (Poup) durante i negoziati sulla transizione del 1989 e così facendo, di avere fatto della Polonia post-socialista una democrazia “impura”.
Kaczynski non merita di riposare in pace accanto ai vari Pilsudski, Sikorski, Kosciuszko e Mickiewicz, dicono in molti, oggi, in Polonia. Primo su tutti il quotidiano Gazeta Wyborcza, diretto da Adam Michnik, che della costola moderata di Solidarnosc è stato una delle voci più autorevoli. «Una decisione emozionale e inappropriata», ha scritto Gazeta Wyborcza, dando spazio, inoltre, all’opinione di Andrzej Wayda, maestro del cinema polacco e autore di Katyn, pellicola sullo sterminio, compiuto dai sovietici nel 1940, di 22mila prigionieri polacchi: quello stesso sterminio che sabato scorso Kaczynski voleva commemorare. «Non c’è ragione per seppellire Kaczynski accanto a Pilsudski», ha commentato il regista.
Dello stesso avviso le centinaia di persone che nelle ultime ore sono scese in piazza a Cracovia urlando “No Krakow, no Wavel” e le oltre cinquemila che su Facebook hanno aderito al gruppo “Anch’io voglio essere sepolto al Wavel”, contestando peraltro l’arcivescovo della città.
È una decisione emozionale, come scrive Gazeta Wyborcza. Ma è anche una mossa sapientemente architettata da Jaroslaw, numero uno del partito conservatore Legge e Giustizia (PiS), in vista delle presidenziali. «Jaroslaw – spiega a Europa Marek Ostrowski, del rispettato settimanale varsaviese Polityka – ha voluto giocare la carta della tragedia storica, associando il massacro di Katyn del 1940 allo schianto aereo di sabato scorso. Katyn 1940-Katyn 2010: è questo il messaggio che vuole trasmettere e su questo intende condurre la sua campagna». Già, perché anche se non è ancora ufficiale, pare che sarà proprio l’altro Kaczynski, primo ministro dal luglio 2006 al novembre 2007, a sfidare Bronislaw Komorowski, speaker del Sejm (la camera bassa polacca), candidato alla presidenza dalla Piattaforma Civica (il partito del primo ministro Donald Tusk), nonché attuale capo dello stato ad interim, in quanto seconda carica istituzionale del paese.
Prima della tragedia di Smolensk, le chance di Lech Kaczynski erano effimere. Il presidente, che intendeva gareggiare per il secondo mandato, sarebbe sicuramente stato schiacciato da Komorowski, il politico polacco più apprezzato dai cittadini, almeno stando ai recenti sondaggi. Adesso, facendo leva sul “martirio” del fratello e sull’accostamento tra le due Katyn, comunque improprio, Jaroslaw potrebbe rosicchiare punti preziosi e impegnare severamente Komorowski. «Il punto è che – è ancora Ostrowski a parlare – Katyn è un tema che tocca le corde dei polacchi. D’altronde è un evento che non ha precedenti nella storia contemporanea. Non c’è mai stato un assassinio di massa, premeditato e a lungo negato, che ha portato alla morte di 22mila persone. Katyn fa parte del Dna emotivo dei polacchi, è un momento doloroso e cruciale della storia del paese».
S’intravede, dunque, una campagna elettorale gestita con piglio ideologico da Jaroslaw Kaczynski. Tutta all’offensiva. Komorowski non avrà gioco facile. Di certo non potrà mettersi a dire che la sepoltura di Lech Kaczynski al Wavel non si sarebbe dovuta fare, dato che potrebbe inimicarsi una parte del clero. Né potrà sostenere che il legame tra Katyn 1940 e Katyn 2010 è solo fittizio. Potrebbe, infatti, irritare i sentimenti popolari.
Rimane tuttavia il fatto che Komorowski, puntando sulla maturità e sulla stabilità economica raggiunta dalla Polonia con Tusk e sulla sua volontà di unificare, cosa che Lech Kaczynski non ha mai cercato e che Jaroslaw non sembra adatto a perseguire, è comunque il favorito.




Seppellire Kaczynski nella cattedrale del Wawel è un grande errore per un politico dai mille errori, che ha fatto carriera grazie al ricatto e alla retorica nazional-populista. Ma si sa che la morte a volte annacqua le menti e cancella la storia…
d’accordissimo con te. nel blog ho pubblicato l’intervento, dedicato proprio a tale questione e a mio avviso puntuale, di paolo morawski.
http://www.polonia-mon-amour.eu/2010/04/16/wawel-no-anzi-si/
conosco paolo, quanto scrive è come sempre molto saggio e molto intelligente.
[...] come favorito. Ma JK ci proverà fino alla fine, giocando la carta “emozionale”, come Radio Europa Unita aveva previsto una manciata di giorni fa, in un articolo in cui si spiegava che la decisione di [...]
Mi chiamo Alfio Giuffrida e sono uno scrittore. Nel mio ultimo libro “Deserto Verde” ho voluto ricordare l’eccidio di Katyn proprio per accendere un po’ i riflettori su quel gravissimo fatto di cui si sa poco e male. Coloro che hanno letto il libro mi pongono spesso delle domande su chi, come e perché ha voluto compiere quella strage. Prima di scrivere il libro naturalmente mi sono documentato un po’, tuttavia penso che su questo argomento sappiamo tutti veramente poco. Se avete notizie certe e dettagliate sull’eccidio, mi farebbe piacere se le comunicaste via mail (a.giuffrida@tiscali.it) o mi indicaste qualche sito su cui poterle attingere. Grazie Alfio Giuffrida.