I tifosi serbi impediscono lo svolgimento di Italia-Serbia, a Genova. Una carrellata sui radicalismi pallonari dei Balcani, con qualche parentesi sull’epoca d’oro del calcio jugoslavo
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Suvvia, l’hanno fatta grossa, questi serbi. Ce l’avranno con il mondo, saranno stati cresciuti a pane e nazionalismo, sconteranno il senso di ghettizzazione che ha contraddistinto il loro paese negli ultimi anni e che ha impedito a molti giovani, perché gli uligani sono prevalentamente giovani, di avere contatti con l’Europa e con il mondo esterno. Però hanno davvero scassato. Perché non è la prima volta che il calcio, in Serbia, fa rima con violenza. In attesa di poterne scrivere, sempre che qualcuno me lo faccia fare, propongo una carrellata di articoli e documenti sul mondo del pallone in Serbia e diciamo nel resto dei Balcani.
Inizierei con un articolo, molto dettagliato e molto bello, il migliore mai uscito in Italia sul radicalismo negli stadi serbi, scritto dalla mia amica Cecilia Ferrara su Limes. Vale davvero la pena di leggerlo. A seguire, alcuni pezzi che i redattori e i corrispondenti dell’Osservatorio Balcani e Caucaso, negli ultimi anni, hanno dedicato alla questione. Si parte con gli incidenti tra musulmani e croati nella città bosniaca di Mostar, in occasione di Croazia-Brasile, match del Mondiale 2006. Voi direte: ma perché si prendono a cazzotti per Croazia-Brasile? Lo scoprirete solo leggendo. Interessante, sempre a proposito di Bosnia, lo status della Federazione calcistica bosniaca, a cura della solita Cecilia Ferrara, che riflette la situazione politica, molto spezzatino, di questo paese. Si può parlare anche di Romania e di come – articolo del Courrier des Balkans, tradotto – il pallone sia uno strumento con cui lanciare la crociata contro la popolazione rom. Poi, ritorno agli uligani. Agli uligani croati, a essere precisi. Pezzo di Drago Hedl, uno dei migliori giornalisti in circolazione, nei Balcani e nell’Europa intera.
Ora è il momento dei filmati. Il primo è breve e riguarda il gesto “eroico” del giovane Zvone Boban, in occasione di Dinamo Zagabria-Stella Rossa, partita giocata nel ’91, alla vigilia della guerra e della dissoluzione della Jugoslavia titina. L’ex milanista carica un agente di polizia, in quello che fu l’evento – condito da scontri tremendi tra tifoserie – che a detta di molti sancì la fine della convivenza tra gli slavi del sud. Soltanto quattro anni prima, i calciatori jugoslavi, invece che venire alle mani, vincevano il Mondiale under 17 in Cile. Di quella squadra facevano parte Boban, Stojkovic, Suker, Prosinecki, Pancev, Boksic e il genio Savicevic. Serbi, macedoni e croati: tutti insieme. Altri tempi.
Infine, due miei articoli. Il primo sulle rivalità calcistiche in Bosnia, il secondo sulle aspettative che i serbi hanno riposto nella squadra nazionale negli scorsi mondiali sudafricani. Aspettative tradite, visto la Serbia è stata spappolata e neanche ha passato il girono di qualificazione, benché l’organico fosse tutt’altro che mediocre. La rassegna finisce qui.



utilissimo e sul pezzo caldo, il buon tacconi. te fa bene la convivenza…
diciamo che un po’, in questi anni, ho studiato il mondo balcanico e raccolto materiali. la presenza sternardiana non è fonte d’ispirazione!
[...] questione è più complessa di così: per approfondimenti suggerisco di leggere qui e seguire i molti link che vengono proposti. Su East Journal invece si propone la lettura di un [...]