Memoria e prospettiva. Guerra e pace. Chiusura e apertura. Rancore e dialogo. Passato, presente e futuro dei paesi ex jugoslavi. A vent’anni esatti dal crollo della patria comune degli slavi del sud. Nel mezzo del cammino verso l’Europa. Un “fotoracconto” realizzato attraverso lo sguardo di cinque fotografi professionisti. Una mostra da me curata, all’interno del Festival Adriatico Mediterraneo di Ancona, dal 22 agosto al 4 settembre 2011.
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Galleria 1 - Srebrenica, il peso della storia
di Filip de Smet
In presa diretta dalle commemorazioni per l’eccidio dell’11 luglio 1995, il più grande della storia europea del dopoguerra, costato la vita a oltre 8mila musulmani tra uomini e ragazzi. I volti e le urla mute delle donne di Srebrenica, nonne, madri, sorelle e figlie, ci ricordano che no e poi no, non si deve dimenticare.
Galleria 2 – Decalogo balcanico
di Filip de Smet
Fari puntati sugli elementi che oggi dividono i Balcani: le lingue nazionalizzate, i patriottismi religiosi, i matrimoni etnici, la politica dei cimiteri dei martiri. Ma anche quelli che tengono ancora in tensione il filo che collega le ex repubbliche sorelle jugoslave: la natura, le risorse idriche, il mito di Tito e quello della Yugo, la leggendaria utilitaria balcanica. Per sfatare l’immagine tipica della regione, quella di una terra ancora lacerata e “persa”.
Galleria 3 – Kosovo, punto e a capo
di Ignacio Maria Coccia
Un ritratto fuori dagli schemi del Kosovo. Non ci si concentra sulla solita dicotomia tra maggioranza albanese e minoranza serba. Troppo scontato. L’obiettivo, piuttosto, indugia sulla gente, senza distinzioni tra chi sta al potere e chi no. Cercando di dare risalto a quello che, a partire dalla condizioni precarie di vita e dalle aspettative di un’esistenza meno disagiata, gli abitanti del più giovane stato post-jugoslavo condividono.
Galleria 4 – Oltre la linea del fronte
di Ignacio Maria Coccia
Krajina, Lika e Slavonia. Sono le tre regioni croate dove nel 1991 si combatté la guerra tra Zagabria e Belgrado. Coccia è andato, ha visto e fotografato. I suoi scatti raccontano una terra dove i segni del conflitto sono ancora più che visibili: palazzine sgangherate, rivoluzioni demografiche, disoccupazione, fabbriche dismesse, villaggi abbandonati. Ma anche qui, è possibile scorgere qualche segno di speranza, a partire dalle relazioni, buone, tra serbi e croati.
Galleria 5 – Belgrado-Sarajevo A/R
Di Antonio Tomeo e Cristina Panicali
Alla fine del 2009 è stata riaperta la tratta ferroviaria che congiunge la capitale serba a quella bosniaca. Era inattiva dal 1992, l’anno dello scoppio della guerra di Bosnia. Saltare su in carrozza significa sorbirsi nove ore di viaggio, per fare appena 300 chilometri. Tra cambi di locomotiva alle frontiere e una collezione di timbri sul passaporto, questo tragitto rappresenta comunque un passo in avanti nelle relazioni tra gli ex belligeranti. Sono proprio Serbia, Croazia e Bosnia, infatti, che con un accordo a tre hanno fatto ripartire il Belgrado-Sarajevo. Segno che nei Balcani, contrariamente alla vulgata comune, esiste il dialogo. E porta a risultati. Non sempre, ma a volte sì.
I siti dei fotografi
Filip de Smet
Ignacio Maria Coccia
Antonio Tomeo
Cristina Panicali
Un assaggio della mostra



[...] Alla fine del 2009 è stata riaperta la tratta ferroviaria che congiunge la capitale serba a quella bosniaca. Era inattiva dal 1992, l’anno dello scoppio della guerra di Bosnia. Saltare su in carrozza significa sorbirsi nove ore di viaggio, per fare appena 300 chilometri. Tra cambi di locomotiva alle frontiere e una collezione di timbri sul passaporto, questo tragitto rappresenta comunque un passo in avanti nelle relazioni tra gli ex belligeranti. Sono proprio Serbia, Croazia e Bosnia, infatti, che con un accordo a tre hanno fatto ripartire il Belgrado-Sarajevo. Segno che nei Balcani, contrariamente alla vulgata comune, esiste il dialogo. E porta a risultati. Non sempre, ma a volte sì. (da Radio Europa Unita) [...]