Pubblicato da Europa il 29 settembre 2011
Il 9 ottobre le elezioni politiche. Nella nuova coalizione di governo potrebbe entrare anche Janusz Palikot, anticlericale e omofobo
———
Donald Tusk, primo ministro polacco, si riconfermerà al potere alle elezioni del 9 ottobre. La Piattaforma Civica (Op), il suo partito, caratterizzato da un orientamento liberal-conservatore, otterrà sicuramente la maggioranza relativa delle preferenze. È certo che andrà così.
Ci sono più ragioni per dirsi sicuri. La prima è che i polacchi hanno già sperimentato un governo guidato dalla principale alternativa a Tusk, Diritto e Giustizia (PiS). E non intendono, almeno per ora, ripetere quell’esperienza non proprio esaltante. La formazione capeggiata dall’ex premier Jaroslaw Kaczynski – cofondatore del PiS insieme al gemello, il defunto capo dello stato Lech – portò al governo tutta la sua carica populista e si contraddistinse, in politica estera, per un approccio euroscettico e un’accesa ostilità nei confronti del vicino tedesco e della Russia, le antiche potenze smembranti e occupanti. I polacchi si stufarono presto e nel 2007 preferirono l’opzione Tusk, più “tranquilla”.
Seconda ragione: in questi quattro anni il paese ha conosciuto un’importante crescita economica e, insieme alla Germania, è stata l’unica baracca comunitaria a reggere l’urto finanziario globale. Ma non è questo l’unico merito che Tusk può vantare. La Polonia ha visto aumentare il proprio prestigio sulla scena europea – specie dopo l’elezione di Jerzy Buzek alla presidenza dell’Europarlamento – e internazionale, senza contare che l’esecutivo è riuscito a ricostruire le relazioni con la Germania, portando avanti, al contempo, una politica di disgelo (ricambiata) verso la Russia, consapevole che la stabilità nazionale passa da rapporti meno tesi con Berlino e Mosca.
Vincendo il 9 ottobre, Tusk conseguirebbe un grande risultato, nel panorama dell’Europa centro-orientale, sfatando una tradizione che vede i governi incapaci di durare per più d’un mandato. Prima di lui, se la memoria c’assiste, c’era riuscito solo l’ungherese Ferenc Gyurcsany, che si riconfermò alle elezioni del 2006, ingannando tuttavia i concittadini sulla reale salute economica del paese. Menzogna, quella, che è stata pagata caramente dal “Blair dell’Est”: il suo secondo governo fu un disastro e il ciclo si chiuse tristemente nel 2009, con un voto di sfiducia.
Tusk, a differenza del collega magiaro, non ha nulla da nascondere. Il paese è in forma. Anche se c’è la questione dei mutui in franchi svizzeri – la metà circa di quelli accesi – che sta facendo aumentare la rata della casa a migliaia di famiglie, iniettando nervosismo e malcontento tra le pieghe della società. Anche se lo stesso Tusk, in questi giorni, ha ammesso che non tutto è andato come lui avrebbe voluto. Ciò non toglie che vincerà.
E Kaczynski? Il leader del PiS dispensa qualche classica menata antirussa e antitedesca, cerca ancora di politicizzare il disastro aereo di Smolensk (in cui perse la vita il gemello) accusando il governo di non aver smascherato le presunte negligenze di Mosca e si circonda, negli spot tv, di giovani di bella presenza, cercando di dare un’immagine di sé più frizzante.
Per il resto, poca roba. La soglia di sbarramento del 5% dovrebbe essere superata da altri tre partiti, nettamente distanziati, però, dalla Piattaforma Civica e dal PiS. Il Partito contadino (alleato di Tusk) s’attesta sul 6%, i post-comunisti dell’Alleanza democratica della sinistra, in perenne crisi d’identità, viaggiano sull’8-9%. E poi c’è il Movimento del Supporto, fondato dall’ex tuskista Janusz Palikot. È proprio Palikot, che sta drenando migliaia di voti a Op, a rappresentare la grande incognita.
Se dovesse entrare in parlamento e se le elezioni dovessero confermare uno degli ultimi sondaggi, che dà il PiS (32%) in rimonta sulla Piattaforma (36%), a Tusk potrebbe non bastare l’appoggio del Partito contadino e dovrebbe allargare la compagine a Palikot, personaggio non facile da gestire, con il suo anticlericalismo spinto e le uscite indecenti. Come quella del 2009. Palikot, allora, scrisse sul suo blog che Jaroslaw Kaczynski è gay, perché «i medici dicono spesso che uno, tra due gemelli omozigoti, è omosessuale» e perché – avrà ragionato così – solo Lech era sposato. Il partito aprì un’inchiesta sui suoi comportamenti poco ortodossi. Fu la goccia che fece traboccare il vaso e che portò alla scissione.
Il voto potrebbe ricomporre, almeno a livello di alleanza, la frattura. Complicando la vita a Tusk, che sarebbe costretto a fare qualche buona concessione. Ma non è detta che gli ultimi sondaggi riflettano le reali intenzioni degli elettori. Del resto, prima di ogni tornata, le quotazioni delle opposizioni salgono sempre.




Niente da dire:un articolo veramente indipendente!!!