Fallisce o non fallisce? Non è facile fare le carte alla Grecia. Certo è che la situazione è quella che è e la possibilità di default inizia a farsi sempre meno remota. Su Europa ne parlavo tempo fa (qui il link). La stampa estera, in questi giorni, è tornati sull’argomento.
A quanto pare l’uscita della Grecia dall’euro comporterebbe il ritorno in vita della dracma, il vecchio conio ellenico. La “nuova dracma” avrebbe il vantaggio di ridurre sensibilmente il debito e permettere alla Grecia di risalire la china, come a suo tempo fece l’Argentina. Lo svantaggio, però, è che il debito greco è più pesante di quello accumulato, all’epoca del fallimento, da Buenos Aires.
Come andrà a finire? Difficile fare le carte alla Grecia. Molto dipende anche dall’evoluzione dello scenario politico. Se Papandreou resta al governo (difficilissimo) e se si tiene il referendum popolare sulle misure draconiane dell’esecutivo (non ci piove che i greci le bocceranno), il fallimento è quasi inevitabile. Se casca e si va al voto, che quelli di Nuova Democrazia vincerebbero senza sprecare troppo sudore, la cura imposta da Ue e Fmi andrà avanti, magari un po’ rinegoziata, magari.
Comunque sia c’è chi, tra Atene e Salonicco, rimpiange sempre di più la vecchia cara dracma. Più che un sentimento motivato da ragionamenti economici è una questione di nostalgia. Qui sotto, in un mio scatto, potete vedere banconote e monete greche dell’era precedente l’entrata in vigore dell’euro, in una delle bancarelle del mercato delle pulci di Monastiraki, nella capitale Atene. Quando ci sono stato c’era un manipolo di nostalgici intenti a guardare e commentare la vecchia e cara (e forse anche nuova?) moneta.



