Pubblicato da Europa l’8 maggio 2012
Lo davano per finito. Invece il “Darth Vader” della politica russa, capo della corrente conservatrice dell’élite politica russa, continuerà ancora a essere uno dei pesi massimi di Mosca.
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Igor Sechin (Flickr)
Igor Sechin, il più potente tra i siloviki, gli ex ufficiali del Kgb entrati a palazzo con Putin, interpreti del neo-conservatorismo russo, è stato dato per finito negli ultimi tempi. «La sua corrente, quella dei falchi, è ormai minoritaria», «i modernizzatori lo stanno emarginando», «non è più il cattivo di una volta». Questo, a più riprese, s’è sentito sul conto.
Il declassamento da vice capo dell’amministrazione presidenziale a vice primo ministro deciso da Medvedev nel 2008, nonché il licenziamento da presidente del colosso petrolifero Rosneft, operato l’anno scorso, sempre dal capo uscente dello stato, sembravano avvalorare queste tesi. Invece no. Come al solito la cremlinologia s’è rivelata scienza altamente inesatta. Perché Sechin è stato il grande regista dei tre accordi energetici siglati recentemente da Rosneft con l’americana Exxon, l’italiana Eni e la norvegese Statoil. Sulla base delle intese, arrivate una dietro l’altra, la Russia concede alle tre compagnie il diritto a esplorare l’Artico e a trivellarlo.
Ovviamente se, come sembrerebbe, lì sotto si dovessero nascondere nuove, immense riserve di oro nero. Si tratta della prima, grande apertura agli investitori internazionali che Mosca fa sul fronte dell’energia, da sempre considerato riserva esclusiva e protetta. In cambio ottiene la tecnologia di cui è sprovvista e qualche contropartita, in termini di barili o diritti di sfruttamento, nei giacimenti altrui.
Ora, sembra un po’ strano che a coordinare questa svolta, definita da qualcuno epocale, sia stato uno che a detta degli osservatori ha sperimentato, dal 2008 a oggi, una inesorabile erosione di potere. In realtà la vicenda prova che Sechin non ha mai smesso di contare e il fatto che la sua riscossa arrivi nei giorni dell’inaugurazione della terza presidenza Putin, celebrata proprio ieri a Mosca, indica che Sechin non intende cedere terreno ai cosiddetti civiliki (i tecnocrati liberali) e che le mostrine del Kgb conteranno ancora molto, negli equilibri interni della Russia.


