Pubblicato da Europa il 18 maggio 2012
Omonia è il distretto off limits di Atene. Furti, rapine a mano armata, prostituzione, traffico di migranti. La criminalità domina la scena e il senso d’insicurezza, che si coniuga alla crisi, ha costretto molti operatori economici a chiudere i battenti. Viaggio nel luogo più malfamato della capitale greca.
(Nella foto, piazza Omonia – Matteo Tacconi)
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Se passate da Atene e se proprio volete osservare dalla migliore angolazione possibile lo sfacelo in cui s’è cacciata e hanno cacciato la Grecia, percorrete la via Athinas da piazza Monastiraki, fino a giungere a un’altra spianata: Omonia. Anche il quartiere che le si sviluppa intorno prende questo nome e fa peraltro da limite tra l’area turistica e il resto del centro della capitale.
Da qui in poi si spalanca un altro universo, rispetto a quello composto dalle taverne piene di turisti allegri, delle viuzze ordinate di Plaka, del mercatino delle pulci di Monastiraki e da chi sale all’Acropoli o scende, al termine della visita. Queste immagini cedono il campo a un colpo d’occhio molto più crudo: alberghi e piccoli negozi chiusi, prostitute che s’appostano lungo le strade appena scende il sole e tossicodipendenti, prevalentemente immigrati, che si sparano in vena eroina anche in pieno giorno e gettano le siringhe a terra o in mezzo alle montagne di spazzatura che insozzano i marciapiedi.
La crisi economica, a Omonia e dintorni, s’incrocia con le altre piaghe della Grecia: immigrazione fuori controllo e aumento della criminalità. Non s’è capito bene se sia stata la prima a ingigantire le seconde o le seconde a dare un’accelerata alla prima e a decretare la morte di molte delle attività economiche di Omonia, sfiancate dal clima d’insicurezza. Fatto sta che questo posto, rispetto a com’era prima, è nettamente peggiore. Da luogo dei buoni commerci a quartiere off limits. La parabola discendente, comunque è cominciata, dicono i residenti, già dopo la fine dei giochi olimpici del 2004.
La stampa riporta quotidianamente il verificarsi di furti e rapine a mano armata, oltre a dispute tra i gruppi criminali – c’è pure scappato il morto in qualche occasione – dovute alla gestione e alla spartizione dei proventi della prostituzione e dell’eroina, che in Grecia si vende a prezzi stracciati rispetto al resto del continente e risulta quasi alla portata di tutti. Questo, tra l’altro, sta determinando l’innalzamento del numero di persone infette da Hiv o malate di Aids.
Un’altra attività criminale che procura ottimi guadagni è il traffico di migranti. La Grecia è da sempre l’anello di congiunzione tra il Medio Oriente e l’Unione europea, tra i posti da cui si fugge – Iraq, Afghanistan, Siria – e quelli dove si cerca di arrivare: l’Italia solcando lo Ionio e l’Adriatico; l’Europa centrale e settentrionale, risalendo la dorsale balcanica. Durante la crisi la questione è esplosa in tutta la sua drammaticità. Da una parte le autorità elleniche non sono riuscite a gestire il flusso immigratorio dalla Turchia e, a corto di risorse e idee, hanno pensato soltanto a soluzioni drastiche, come murare il confine. Dall’altra sono emersi i risentimenti contro i migranti e l’intolleranza, va da sé, è schizzata verso l’alto. Lo dimostrano i voti incassati nelle elezioni del 6 maggio da Alba d’Oro – partito che gioca la carta della grecità e propone di piazzare mine antiuomo al confine con la Turchia.
«Il tema dell’immigrazione è serio e s’intreccia a doppio filo all’economia criminale. Tutti questi migranti si rintanano nel centro di Atene, le autorità non hanno risorse, la crisi contrae il lavoro e questa gente entra nei circuiti illegali», spiega Dimitris Nikolakopoulos, coordinatore di una neonata associazione, il Movimento dei cittadini di Atene centro. C’è tuttavia da segnalare che non tutti i reati vengono commessi dagli stranieri. «Anche i greci delinquono. Quattro furti su dieci sono compiuti da cittadini ellenici. A livello di droga e prostituzione c’è collaborazione tra organizzazioni locali e straniere», aggiunge Nikolakopoulos, che a nome degli oltre settemila tesserati dell’associazione che presiede chiede a governo e comune di intervenire a Omonia. La ricetta si compone di molti ingredienti, ma quello più efficace sarebbe riportare i negozi a Omonia e dare, a questo fine, incentivi a imprenditori e commercianti che vogliono aprire un’attività in piazza o nelle vie limitrofe, decadenti e sporche. L’idea è senz’altro buona, ma con i tempi che corrono non sembra di facile realizzazione. Come non è facile pattugliare il distretto, vista la carenza di fondi a disposizione della polizia.
Intanto, però, ci sono degli esercizi economici che hanno occupato alcune posizioni lungo il perimetro di Omonia. Si tratta dei banchi dei pegni. Il loro numero è in ascesa in tutta la Grecia. IlNew York Times, diverse settimane fa, riportava che soltanto l’anno scorso è stato registrato presso le competenti autorità il 90 per cento dei 224 banchi operanti a livello nazionale. La gente, oltre a ritirare i risparmi in banca, svende i gioielli di famiglia.




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[...] Nella bolgia criminale di Atene Quattro passi a Omonia, il quartiere più degradato della capitale greca. E un po’ è colpa della crisi. CondividiEmailStampaFacebookTwitterDiggStumbleUponReddit [...]