
Pubblicato da Europa il 23 maggio 2012
Partita la gara canora più seguita al mondo. Ma non c’è solo la musica. La kermesse è il pretesto con cui una parte della stampa estera e l’opposizione locale denunciano le malefatte del regime locale: arresti, bavagli alla stampa, corruzione.
(Nella foto di Chloe Dewe Mathews, tratta dal blog del Wall Street Journal, una tipicità azera: il bagno nel petrolio)
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Anche quest’anno l’Eurovision Song Contest sdogana personaggi suggestivi, sotto il profilo dei nomi e del look. Ci sono il montenegrino Rambo Amadeus, i romeni Mandinga e le Buranovskiye Babushki, le simpatiche vecchiette, intabarrate nei loro abiti da contadine, provenienti dall’Udmurtia. Che non è la location di una fiaba, ma una delle repubbliche russe.
Sia il primo, che i secondi, che le terze si sono esibiti, ieri sera, nella prima delle due semifinali della manifestazione canora più famosa al mondo. Una kermesse che viene vista in media da 125 milioni di persone e porta sul palco più di quaranta artisti o gruppi musicali, ognuno a rappresentare una nazione europea. In Italia è poco seguita, dato che siamo tornati a sguinzagliare i nostri cantanti all’Eurovision soltanto l’anno scorso, dopo una lunga assenza.
L’edizione del 2012 è ospitata dall’Azerbaigian. Il governo azero, conscio della bella vetrina, utile a promuovere l’immagine di una nazione conosciuta quasi soltanto per le abbondanti riserve di petrolio, ha cercato di fare le cose in grande. A partire della Crystal Hall, dove si tengono le gare (prossima puntata la semifinale di domani, poi finalissima sabato 26). Si tratta di una modernissima arena, tirata su ad hoc in vista dell’arrivo a Baku degli assi europei della canzone pop (noi concorriamo con Nina Zilli). Il problema è che per costruirla sono stati utilizzati, a quanto pare, fondi precedentemente allocati per portare acqua in diversi distretti del paese. L’oro azzurro, come noto, scarseggia. Qui e in tutta l’Asia centrale.
Non è l’unica operazione azzardata effettuata dall’esecutivo. Proprio a ridosso del palazzo di cristallo, sono stati abbattuti condomini e gli abitanti sono stati trasferiti in altre zone della capitale. È che si doveva rifare ex novo tutta l’area limitrofa alla sede dell’Eurovision. Ma l’organizzazione Human Rights Watch ha denunciato i numerosi abusi amministrativi che le autorità avrebbero compiuto. Non sono le uniche notizie, di segno negativo, raccontate dalla stampa internazionale – sulla nostra s’è distinto solo l’ottimo Osservatorio Balcani e Caucaso – negli ultimi mesi e nelle ultime settimane.
L’Eurovision, come successe nel 2008 con le Olimpiadi di Pechino, è infatti diventato il pretesto per raccontare le tante birbonate del regime di Ilhan Aliyev, presidente dal 2003. Diritti umani violati, corruzione e cleptomania, arresto degli oppositori e bavaglio sistematico alla stampa: questi i temi che più hanno surriscaldato le cronache, specie quelle dei giornali tedeschi, molto netti nella denuncia.
Oltre alla campagna mediatica partita da Berlino ci sono state anche iniziative a livello locale. Una nutrita pattuglia di attivisti, giornalisti e oppositori azeri ha dato vita a Sing for Democracy, gruppo che punta a dirottare l’attenzione mediatica di questi giorni, almeno parzialmente, dall’Eurovision alla contrazione dei diritti politici e alla megalomania degli Aliyev, accusati di fare vita da nababbi grazie all’uso sconsiderato di denaro pubblico.
Sul sito del gruppo (http://www.singfordemocracy.org) c’è un sondaggio in cui si chiede qual è il modo migliore con cui i partecipanti all’Eurovision possono sensibilizzare i telespettatori, in diretta, sulla situazione azera. L’opzione più gettonata è stata quella che consiglia di sfoggiare vestiti con l’immagine di prigionieri politici stampata sopra. Difficile, davvero, che Rambo Amadeus, i Mandinga o le Buranovskiye Babushki possano raccogliere l’invito. Poco probabile che la mobilitazione, che tra ieri e lunedì ha (ri) portato in piazza diverse persone (puntuali gli arresti), possa sortire qualche effetto clamoroso.
Ci rivolgiamo comunque agli spettatori italiani dell’Eurovision: quando sabato sera guarderete su Rai 2 la finalissima, pensate che il palazzo all’interno del quale si esibiranno le vecchiette dell’Udmurtia e gli altri contendenti ha impedito a qualche migliaia di persone di dissetarsi e ricordate, se vi va, che in questo paese dalla pronuncia strana chi critica il potere non se la passa benissimo.



ho seguito la trasmissione, nonostante sia stato sfottuto a morte da tutti i miei amici (l’italiano è snob, non si cala a vedere un contenitore dove c’è il rischio di ascoltare musica dell’est europa) e mi è piaciuta in quanto è stata una vetrina per consntire a gente come Joksimovic, Amadeus, la cantante rumena, le vecchiette russe e, perchè no, anche il gruppo turco, di farsi consocere all’occidente. Quando si va in un negozio di musica in italia, se chiedi musica dell’est moderna, pop, attuale, ti rimandano al settiore musica etnica. Secondo me, invece, in serbia, in croazia, in macedonia ed in albania ci sono grandi voci che allietano ritmi (orientali, balcaninci ) gradevolissimi. I commentatori della rai, poi, si sono scatenati a sfottere. comunque, la parte sinistra dlela classifica era occupata da canzoni dei paesi balcanici e tanto mi ha soddisfatto