
Pubblicato da Europa il 12 giugno 2012
Ieri nuova iniziativa dell’opposizione russa. Decine di migliaia di persone sono scese in piazza, chiedendo le dimissioni di Putin e criticando le nuove misure, restrittive, votate alla Duma contro la libertà di associazione. La “marcia dei milioni” è stata preceduta dalle perquisizioni notturne nelle abitazioni dei personaggi più in vista dell’opposizione. Ma questo non ha impedito alla gente di prendere parte alla manifestazione. La protesta è ancora viva.
(Nella foto, scaricata dal sito dell’agenzia Ria Novosti, la marcia di ieri nella capitale russa)
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Un’altra marcia contro Putin. La prima dopo l’inaugurazione presidenziale dello scorso 7 maggio. S’è tenuta ieri a Mosca, preceduta dalla brutta storia delle perquisizioni che la polizia ha effettuato lunedì notte nelle abitazioni dei protagonisti dell’opposizione extraparlamentare. Gli appartamenti di Alexej Navalnij (sappiamo già tutto di lui), Sergei Udaltsov (guida del Fronte della sinistra), Ilya Yashin (animatore di Solidarnost) e Ksenia Sobchak (star televisiva e attivista) sono stati frugati da cima a fondo.
I poliziotti hanno sequestrato di tutto, compresa una fortuna – circa un milione di euro – in contanti. Metà di questi soldi nella sola dimora della Sobchak. La quale, mentre qualcuno già intravede dietro l’angolo la solita inchiesta alla russa, costruita intorno all’accusa di evasione fiscale, s’è giustificata dicendo che tiene i risparmi in casa perché non crede al sistema bancario.
I quattro, come se non bastasse, sono stati chiamati ieri mattina a presentarsi presso le autorità, che li hanno interrogati. L’obiettivo – così i critici del regime russo – era quello di non farli partecipare alla manifestazione (nelle stesse ore “sospetto” blackout su molti siti dell’opposizione). Udaltsov s’è recato ugualmente in piazza, presentandosi soltanto al termine del corteo. Yashin è stato lasciato libero all’ultimo minuto e ha fatto appena in tempo a pronunciare la sua arringa. Navalnij, invece, ha dovuto restare in compagnia degli inquirenti. Il suo interrogatorio è durato sei ore. Puro caso o tentativo di impedire al personaggio più in vista dell’opposizione di prendere la parola davanti ai suoi seguaci?
L’intimidazione di lunedì notte, comunque, non ha impedito alla gente, a tanta gente, di riversarsi in strada. Tanta gente, ma quanta? Diciottomila persone, come riferito dalla polizia? Oppure centomila, come ha sostenuto qualche organizzatore? Forse la cifra giusta è una via di mezzo tra l’uno e l’altro conteggio. Forse. Sicuramente siamo distanti dai numeri evocati dal nome stesso della manifestazione: “la marcia dei milioni”. Quei milioni, però, non sono un obiettivo di breve periodo. Sono un’aspirazione, come gli stessi promotori del corteo anti-putiniano (il secondo che porta questo nome dopo quello del 7 maggio) hanno sempre precisato. «Verrà un giorno in cui milioni di persone scenderanno nelle strade». Nel frattempo l’importante è continuare a farsi sentire e a dire che così proprio non va. Questo s’è fatto, ieri nella capitale federale (qualche protesta s’è tenuta pure in altre città), nel cosiddetto Giorno della Russia, festività nazionale che si celebra a partire dal 1992.
I dimostranti, tra un coro contro e l’altro («Putin ladro» e «Russia senza Putin» i più gettonati), hanno presentato una lista di richieste: dimissioni del capo dello stato, scioglimento della Duma, nuova legge elettorale e riconvocazione delle elezioni presidenziali e legislative. Neppure una di queste verrà accolta. Figurarsi. Né tra i ranghi dell’opposizione ci si nutre di chissà quali illusioni. Le richieste, fondamentalmente, hanno rappresentato l’egida formale sotto la quale scendere in piazza.
I marciatori hanno voluto rimarcare la deriva sempre più autoritaria che sta prendendo il potere. Deriva che secondo gli osservatori trova una buona sintesi nella composizione del nuovo governo (presieduto dall’ex presidente Dmitrij Medvedev e infarcito di falchi) e uno specchio fedelissimo nella recente legge sui comizi, fresca di approvazione parlamentare e di firma presidenziale. La norma è molto restrittiva e costituisce, secondo il dipartimento di stato americano, una lesione della libertà di associazione. Le autorità, sulla base della legge in questione, possono comminare fino a 300mila rubli di multa (novemila dollari all’incirca) in caso di partecipazione a manifestazioni non autorizzate.
Quella di ieri lo era. E ha dimostrato, diciottomila o centomila che siano stati i partecipanti, che il movimento anti-Putin è vivo. Che continua a esserci, malgrado qualcuno ne avesse preannunciato la scomparsa, indicando nella vittoria di Putin alle presidenziali, ottenuta con due terzi dei voti, una prova di forza perentoria e definitiva. Le cose, a quanto pare, non stanno così.
Se poi si guarda a quello che è successo in quest’ultimo mese, vale a dire da quanto Putin s’è insediato al Cremlino per la terza volta, è evidente che l’opposizione al sistema rimane viva e non va misurata soltanto su parametri quantitativi (cioè sul numero di persone che scendono nelle strade a manifestare). Lucia Sgueglia, giornalista freelance di stanza a Mosca, ricordava infatti nel suo blog (http://www.greateastvibes.wordpress.com) che in queste settimane sono successe alcune cose molto interessanti. Come gli Occupy Moscow o come l’incredibile ostruzionismo praticato dalle opposizioni parlamentari alla Duma, il giorno in cui Russia Unita, il partitone del potere, sempre meno partitone a dire il vero, ha votato la pessima legge sulle manifestazioni.
Non finisce qui. C’è da ricordare anche – scrive Lucia Sgueglia – che l’oligarca Mikhail Prokhorov sta lanciando una nuova formazione politica, anche se bisognerà vedere quanto sarà di opposizione “reale”. Senza contare che l’economia, in fase un po’ traballante, con il rublo ai minimi storici e il prezzo del greggio che sta scendendo un po’ troppo, per i gusti dei russi, potrebbe indebolire Putin. Che da parte sua, come dimostrano le perquisizioni di lunedì notte e la legge sui comizi, tradisce un po’ di nervosismo. Almeno così sembra.


