Piccola riflessione su quanto Belgrado sia cambiata, nell’approccio alle carneficine commesse dai suoi uomini durante le guerre balcaniche.
(Nella foto un rudere di guerra a Vukovar. Lo scatto è di Ignacio Maria Coccia)
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Quattordici condanne, 128 anni di carcere in tutto. Questo il verdetto pronunciato dal Tribunale speciale della Serbia per i crimini di guerra nei confronti di alcuni ex soldati dell’Armata jugoslava e di qualche brutto ceffo delle forze paramilitari che, all’epoca della guerra tra Serbia e Croazia, seminarono panico e morte nel villaggio di Lovas, uccidendo e internando barbaramente civili croati. Si tratta di una sentenza pesante (qui la cronaca dell’agenzia Reuters) e di un’ulteriore conferma della svolta che la Serbia ha intrapreso sul fronte della memoria e dei diritti umani. Se prima Belgrado nascondeva i suoi criminali, adesso ha imparato a consegnarli alla giustizia internazionale o a istruire in patria processi degni di tale nome, come quello menzionato in apertura di questo post.
Karadzic, Mladic, Hadzic, adesso queste 14 condanne. Belgrado sta dimostrando coraggio e determinazione. Più di altri paesi balcanici, ancora un po’ restii a fare i conti con il passato. Tutto frutto della pressione dell’Unione europea, potrà dire qualcuno. Magari è vero. In assenza del pungolo comunitario la Serbia continuerebbe a proteggere i suoi macellai. Però conta la notizia e la notizia è che Belgrado arresta i “cattivi”. Punto.




Bene la serbia cammina veloce. E l europa cosa fa per la serbia?
L’Europa, con il suo soft power, ha aiutato la Serbia a liberarsi parzialmente di qualche suo complesso e a mettere in galera i criminali di guerra. Ma potrebbe dare di più a favorire l’ingresso di Belgrado nell’Unione in tempi più brevi. Ciao Giuliano,
M.