La “lunga marcia” del generale Wladyslaw Anders e la battaglia di Montecassino, l’inno polacco scritto durante la campagna napoleonica in Italia, quello italiano con il riferimento alla Polonia, sorella di sventura. I legami tra Roma e Varsavia sono forti. Ecco perché domani, nella finalissima contro la Spagna, tutti i polacchi tiferanno per gli azzurri. Sedicesima puntata di Koko Euro Spoko, la rubrica che il quotidiano Europa dedica ai due paesi che ospitano Euro 2012.
(Nella foto un carro armato polacco della Seconda guerra mondiale. Museo dell’esercito di Poznan – Autunno 2011)
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Fu uno degli scontri più terribili della Seconda guerra mondiale. L’Armata Rossa non s’aspettava una così accanita resistenza da parte della Wehrmacht. Ci mise trenta giorni per sfrattare i tedeschi da Poznan e mettere in fila un altro passo verso Berlino. L’assedio terminò sul finire del febbraio del 1945, quando i sovietici presero la Cittadella, il vecchio avamposto militare prussiano dove i soldati del Reich cercarono fino all’ultimo di sbarrare la strada.
Oggi la Cittadella è un bellissimo parco, dove riposano in pace militari russi, polacchi e tedeschi. Non può mancare il classico monumento, solenne e slanciato, all’Armata Rossa. C’è anche una struttura museale, ottimamente curata, dedicata alla storia dell’esercito polacco. Nel cortile ci sono mezzi cingolati e pezzi d’artiglieria. All’interno armi, oggetti e divise. Una di queste è quella del Secondo corpo d’armata del generale Wladyslaw Anders. La storia di questi combattenti è tutta un’epopea e costituisce il legame più profondo tra loro e noi. Tra loro polacchi e noi italiani.




da piemontese non posso non pensare a quei 22 mila soldati polacchi che servivano sotto l’impero asburgico imprigionati a Chivasso durante la Grande Guerra, poi liberati sull’interessamento di Attilio Begey, che andarono a formare il neonato esercito di liberazione polacco. E non posso dimenticare come Torino divenne, dopo l’insurrezione del 1861, la capitale dei polacchi in esilio. E i due risorgimenti, a Torino, si incontrarono. Resta qualcosa di quell’incontro: un consolato onorario, una piazza Polonia, una biblioteca di polonistica e un corso universitario. Nel museo del Risorgimento è dedicato molto spazio alla storia polacca. La mattina, quando vado a prendere la metro, passo davanti all’aquila coronata del consolato. A volte penso che pochi, forse nessuno, sa qualcosa dei legami fra Torino e la Polonia. E poi penso che se i popoli non ignorassero la propria storia, forse perderebbero il fascino del (ri)scoprirsi vicendevolmente.
m.z.
beh, io questa non la sapevo. una cosa in più che s’impara. grazie