
Pubblicato da Europa il 9 agosto 2012
La Bielorussia impone alla Svezia la chiusura dell’ambasciata a Minsk. L’Europa convoca una sessione d’emergenza. Prosegue la crisi diplomatica tra Lukashenko e Stoccolma, originata – proprio così – dal lancio di centinaia di peluche, da parte di due attivisti scandinavi, sul territorio dell’ex repubblica sovietica.
La foto è ripresa dal sito di Foreign Policy, http://www.foreignpolicy.com
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Alexander Lukashenko è stato perentorio. Chiudete l’ambasciata qui a Minsk entro la fine del mese, ha intimato ieri il presidente bielorusso al governo svedese. La decisione, pesantissima, segue la recente espulsione del rappresentante di Stoccolma e aggrava la tensione diplomatica in corso da qualche settimana tra le due nazioni. A innescarla è stato il lancio di qualche orsacchiotto di peluche sul territorio della repubblica ex sovietica, avvenuto il 4 luglio.
No, non è uno scherzo. È andata davvero così. Il casus belli è stata la pioggia di Teddy Bear, ognuno munito di un micro-paracadute, scaraventata sulla Bielorussia da due attivisti svedesi che a bordo di un piccolo velivolo hanno violato lo spazio aereo di quella che l’amministrazione di George W. Bush definì – correva l’anno 2004 – «l’ultima dittatura d’Europa». L’impresa è documentata sul web. Qui sotto il video.
http://www.youtube.com/watch?v=btmb6CER6_s&feature=player_embedded
Lukashenko, inizialmente, se n’è rimasto sulle sue. Tanto che qualcuno, stupito, è arrivato a credere che non avrebbe reagito alla provocazione. Ma ti pare? Il grande capo ha atteso un po’, e poi s’è letteralmente scatenato. Sul fronte interno, innanzitutto. Nei giorni scorsi ha licenziato due generali dell’aeronautica e alcune guardie di frontiera ree di non avere avvistato l’aereo svedese. Ha inoltre approfittato della situazione, riferisce il sito della European voice, allo scopo di rimettere mano alla composizione della sua giunta.
Messe in ordine le cose in casa è poi passato a gestire la pratica del nemico esterno. Prima ha cacciato l’ambasciatore svedese, il cui governo ha reagito vietando l’ingresso sul proprio territorio al nuovo inviato bielorusso e procedendo con l’espulsione di due diplomatici di Minsk.
Ma non è finita, come conferma l’imminente chiusura dell’ambasciata. Il ministro degli esteri svedese, Carl Bildt, ha affidato a Twitter la sua incredulità. «La sua paura dei diritti umani ha toccato nuove vette», ha cinguettato ieri pomeriggio, riferendosi ovviamente a Lukashenko. Poi, sempre su Twitter, ha incassato la solidarietà di due omologhi, il britannico William Hague e il polacco Radoslaw Sikorski, il cui paese è senz’altro, tra i membri dell’Unione europea, quello che vanta il rapporto più burrascoso con Minsk, complici un’allergia cronica ai regimi autoritari e la presenza di una nutrita minoranza polacca, a volte un po’ tartassata, all’interno dei confini bielorussi.
Intanto, gli ambasciatori dei 27 paesi comunitari accreditati a Bruxelles hanno indetto un vertice d’emergenza. Si terrà domani e con ogni probabilità verranno adottate nuove sanzioni, che s’aggiungeranno al congelamento dei visti e dei conti correnti nei confronti di circa duecento persone vicine al regime, già in vigore nei confronti di Minsk. Tutto per colpa di un piccolo esercito di orsacchiotti, piovuto giù dal cielo il 4 luglio.



La storia completa, raccontata 10 giorni fa, qui http://www.ilpost.it/2012/07/28/orsacchiotti-in-bielorussia/
Non solo il Post, l’ha raccontata. Però ieri chiusura ambasciata svedese a Minsk e convocazione di una sessione d’emergenza a Bruxelles. La notizia partiva da qui, il riepilogo era dovuto per tutti quei lettori che se la sono persa. Saluti,
M.
giusto. E infatti è ridiventata notizia pure sul post :) http://www.ilpost.it/2012/08/09/bielorussia-e-svezia-litigano-per-gli-orsacchiotti/
Giornalisti che si inseguono…
Marco,
non ci vedo nulla di scandaloso. Inseguirsi fa parte del gioco e a volte nemmeno ci si accorge, vista l’ampia mole di fonti che abbiamo a disposizione. La vera cosa che conta è non copiarsi (non mi pare che siamo in questa fattispecie). La mia filosofia personale è che non è importante il quando, ma il come dare una notizia. La qualità e non la quantità. Partita persa, temo, di questi tempi. Saluti,
M.