
La Russia al centro della campagna presidenziale americana. Il dialogo voluto da Barack Obama con Mosca è criticato da Mitt Romney. Secondo il candidato repubblicano gli Stati Uniti hanno fatto troppe concessioni al Cremlino. Gli esempi sono la cancellazione dello scudo stellare di Bush e il trattato sul disarmo, a cui l’illustrazione di Paresh Nath, pubblicata dal Khaleej Times, si riferisce.
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Il tema forte, non c’è dubbio, è quello dell’economia. Come rilanciare la produzione, come creare posti di lavoro, come sostenere le aziende. Ci sono poi la questione delle reti di protezione sociale e quella delle tasse. Ecco, la corsa alla Casa Bianca si gioca soprattutto su questi temi. Sempre centrale, oggi ancora di più. D’altronde c’è la crisi.
Mitt attacca: il reset button è un fallimento
Ma i due candidati alla presidenza americana, l’attuale inquilino della Casa Bianca Barack Obama e l’ex governatore del Massachusetts Mitt Romney, miliardario e mormone, discutono anche di altre cose. Tra cui la Russia, che è sicuramente la questione che più tiene banco nel confronto sulla politica estera. Il Grand Old Party ha infatti lanciato un’offensiva muscolare sulla gestione obamiana dei rapporti bilaterali con Mosca. La tesi, sostanzialmente, è che la politica dell’amministrazione, suggerita dall’attuale ambasciatore a Mosca Michael McFaul e orientata a recuperare il dialogo con Mosca dopo gli anni turbolenti di Bush, sia stata fallimentare. Il nome di questa politica è reset button e qui sotto potete vedere l’ormai celebre siparietto tra Hillary Clinton e Sergei Lavrov, quando fu inaugurata questa tattica.
Il Gop contro lo scudo e lo Start: sono concessioni unilaterali
Sono due i fatti portati come esempio da Romney e dai suoi per dimostrare il fallimento di Obama. Il primo è la rinuncia allo scudo stellare, il progetto bushista che, tramite la dislocazione di un radar in Repubblica ceca e di una batteria antimissilistica in Polonia, avrebbe dovuto proteggere l’America dagli eventuali attacchi degli stati canaglia (Nord Corea e Iran). La cancellazione dello star shield è frutto, secondo i repubblicani, della politica di appeasement voluta da Obama: tenere buona la Russia anche a costo di farle concessioni unilaterali. Questa lettura – Romney usa la frase «we give, Russia gets» - è presente anche nel secondo dei due bersagli: il New Start, cioè il trattato sulla riduzione degli armamenti. Firmato da Washington e Mosca al termine di lungi negoziati, impone ai due paesi di smantellare una parte dei rispettivi arsenali (a questo si riferisce la vignetta d’apertura). Ma – questa la critica repubblicana – lo impone più all’America che alla Russia.
Afghanistan e Iran. Obama e i frutti del dialogo
L’amministrazione rispedisce le critiche al mittente, sostenuta anche da pesi massimi come Madeleine Albright, segretario di stato con Bill Clinton, che vede nell’aggressività repubblicana sulla Russia qualche riflesso anacronistico di Guerra fredda. Lo scudo stellare non è stato cancellato, ma rimodulato. Costava troppo, dava fastidio ai russi e non coinvolgeva gli alleati della Nato, a cui spetta ora le delega di sviluppare il nuovo scudo (che ai russi continua a non piacere troppo). Quanto al New Start, bisognava firmarlo punto e basta. Ridurre gli armamenti è un obbligo morale, come spiegò Obama nel famoso discorso di Praga.
Queste due questioni, comunque, pilastri del reset button, hanno servito gli interessi che dovevano servire: ripristinare la comunicazione con la Russia e farlo all’insegna del pragmatismo, nonché cercare di convincere il Cremlino a cooperare su Afghanistan e Iran, due vicende che Obama ha messo in cima all’agenda. Da subito. Qualche risultato, indubbiamente c’è stato. I russi hanno aperto un corridoio per il rifornimento delle truppe internazionali presenti in Afghanistan (qui un’analisi complessiva su come Mosca può aiutare Washington a Kabul) e sull’Iran hanno appoggiato le sanzioni al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Sono, questi, risultati positivi che la macchina democratica non mancherà certo di segnalare, cercando di rintuzzare gli attacchi repubblicani.


