Pubblicato da Europa il 10 settembre 2012
Pristina conquista lo status di paese “pienamente sovrano”. Inizia il processo di smobilitazione da parte dei tutori internazionali. Ma sul campo cambia poco o nulla. Belgrado continua a controllare i comuni nel nord del paese (a maggioranza serba), l’economia non va e diversi esponenti dell’élite politica albanese sono al centro di vicende giudiziarie.
Foto – Il ponte principale di Mitrovica, città divisa del Kosovo. Metà serba, metà albanese (giugno 2007).
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Adesso il Kosovo è pienamente indipendente. Il rango, acquisito con l’entrata del mese in corso, fa decadere quella sovranità controllata assegnatale dal Piano Ahtisaari, il documento che stabilisce le linee guida della transizione nel piccolo paese balcanico, indipendente del 17 febbraio 2008.
La variazione, stabilita lo scorso 2 luglio dall’International Steering Group, conclave dei 25 stati – Italia inclusa – che monitorano la situazione complessiva in Kosovo, non è solo lessicale. Introduce bensì profonde trasformazioni politiche, imprimendo un’accelerazione sostanziale al processo di smantellamento del protettorato internazionale.
L’Unione europea, dopo la decisione dell’International Steering Group, arrivata il 2 luglio scorso, ha infatti annunciato che la sua missione civile a Pristina (Eulex), forte di duemila dipendenti tra poliziotti, magistrati e funzionari, inizierà a smobilitare proprio a partire da settembre e lascerà definitivamente il paese il 15 giugno 2015. Data, questa, comunicata ufficialmente dalla baronessa Catherine Ashton, responsabile della politica estera dell’Ue.
Parallelamente prosegue il processo di snellimento di Kfor, la forza di peacekeeping a guida Nato. Al momento dell’indipendenza era composto da 17mila effettivi, adesso i militari inquadrati sono appena 5609. Infine, anche il corpo civile dell’Onu (Unmik) ha in programma uno sfoltimento progressivo dei ranghi, peraltro già avviato a partire dall’indipendenza del Kosovo dalla Serbia, proclamata unilateralmente.
In molti si pongono delle domande. Ma il Kosovo è pronto a essere pienamente indipendente? La comunità internazionale non sta forse mollando gli ormeggi troppo prematuramente? In effetti i nodi storici del Kosovo sono ancora tutti aperti. A partire dalla solita situazione delle municipalità settentrionali a maggioranza serba, controllate come sempre da Belgrado tramite le cosiddette “istituzioni parallele” (uffici pubblici, scuola, banche, valuta, polizia). Da quelle parti lo stato kosovaro non riesce a esercitare la sovranità e la Serbia, dopo l’ascesa al potere della coalizione socialista-conservatrice guidata da Ivica Dacic, sembra meno propensa ai compromessi. L’impressione è che la situazione di Mitrovica resterà congelata e che il dialogo con il Kosovo, invocato da tempo dalla comunità internazionale, non decollerà. In questo senso l’imminente bocciatura che Bruxelles dovrebbe affibbiare alla Serbia nel progress report sull’integrazione europea non fa affatto sperare.
Se sul fronte diplomatico c’è stasi e se i membri dell’Onu che hanno allacciato rapporti formali con il Kosovo sono solo 91, a fronte dei 193 totali, sul piano economico emerge il calo degli investimenti dall’estero (meno trenta per cento nel triennio 2007-2010) e si confermano le cifre impietose sulla disoccupazione: quasi un kosovaro su due è senza impiego.
Non va meglio sul fronte della politica interna, dove negli ultimi mesi ci sono state diverse azioni giudiziarie che hanno coinvolto pezzi grossi dell’establishment, squadernando le consuete riserve su qualità e credibilità della classe dirigente, una cui parte proviene dall’esperienza dell’Uck, la guerriglia anti-serba che all’epoca del conflitto (1998-1999) fu – secondo i più – impelagata nei peggiori traffici.
Due i casi che più fanno discutere. Uno è quello di Nazmi Mustafi, ex capo dell’Agenzia anti-corruzione. Arrestato lo scorso aprile, avrebbe estorto denaro a gente che lui stesso aveva messo sott’inchiesta. L’altro è legato alla strana morte di Dino Asanaj, ex capo dell’Agenzia per le privatizzazioni, il cui corpo senza vita è stato rinvenuto il 14 giugno scorso. Qualcuno parla di omicidio, altri di suicidio. Il governo di Pristina ha persino chiamato i periti dell’Fbi. Asanaj, per la cronaca, era sott’inchiesta per corruzione. Avrebbe estorto soldi in cambio di qualche favore.
Sotto inchiesta lo è stato, fino a poco tempo fa, anche Fatmir Limaj, uomo molto vicino al premier Hashim Thaci. Quest’ultimo, ex comandate politico dell’Uck, è stato invece chiamato in causa – ma senza essere iscritto al registro degli indagati – per via dell’ormai risaputo affaire sul traffico di organi espiantati dai cadaveri dei prigionieri serbi uccisi dall’Uck.
Lo stallo a Mitrovica, l’economia che non va e le ombre che s’addensano sull’élite politica di Pristina. L’indipendenza è piena e potrebbe stimolare qualche progresso. Ma il Kosovo, intanto, è sempre il solito Kosovo.




Sono pienamente d’accordo con te che il kosovo è tutt’altro che pienamente sovrano. Non mi riferisco tanto ai problemi legati alle enclavi serbe, ma piuttosto all’incapacità delle elite kosovare di costruire un tessuto economico efficiente. Andando in giro per il kosovo mi accorgo sempre più di non riuscire a capire di cosa vive questo paese: se escludiamo il mercato del falso, e quello della dorga, l’impressione è che vivano di auto-lavaggi ! Inoltre quasi tutte le poche ricchezze nazionali sono in mani straniere: allora mi chiedo siamo sicuri che siano realmente indipendenti?
p.s. volevo farti i complimenti per il libro sul kosovo. Credo dia verlo letto in due giorni e mi ha aiutato a capire alcune cose che vedo tutti i giorni e che non mi erano ancora chiare. danilo
Grazie Danilo,
gli apprezzamenti fanno sempre molto piacere. Quanto al Kosovo, sconta purtroppo il peso economico e politico della storia. A questo s’aggiunge una classe politica che a mio giudizio non è del tutto all’altezza della situazione. Sulla titolarità straniera degli asset nazionali non vedrei grossi problemi. L’ex Jugoslavia e l’Est europeo registrano tutto sommato dinamiche simili. Il vero dramma del Kosovo è che non esistono piccole e medie imprese, ma solo imprese individuali. Senza contare che non ci sono investimenti dall’estero. Ciao,
M.
[...] degli investimenti dall’estero. Per di più, proprio in concomitanza con il conseguimento del rango di paese pienamente indipendente, sono scoppiati dei casi giudiziari, legati a questioni di corruzione, che hanno ulteriormente [...]