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Pubblicato da Europa il 3 ottobre 2012
Il voto georgiano segna la fine dell’era Saakashvili e dell’esperienza dei regime change di piazza nell’arco post-sovietico. Un bilancio sull’eredità rivoluzionaria nel paese caucasico e in Ucraina.
La foto è tratta dal sito www.rose-revolution.2tbilisi.ge.
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L’affermazione del tycoon Bidzina Ivanishvili alle legislative georgiane pone fine all’era segnata dal dominio, in parlamento, della fazione legata al presidente della repubblica Mikhail Saakashvili, protagonista assoluto della rivoluzione delle rose nel 2003. È stato lo stesso Saakashvili, che peraltro non si ricandiderà alle presidenziali nel 2013, a riconoscere con senso di responsabilità la sconfitta del suo partito, il Movimento nazionale unito.
I mutati equilibri politici georgiani chiudono definitivamente – si può affermare – l’esperimento delle rivoluzioni colorate, alimentate da pacifiche manifestazioni di piazza, nell’arco post-sovietico. Iniziarono proprio a Tbilisi, proseguirono a Kiev con la rivoluzione arancione (a cavallo tra 2004 e 2005) e in Kirghizistan, a stretto giro di posta, con quella dei tulipani. Che fu simile agli altri regimechange solo nelle modalità, senza carpirne gli obiettivi primari: avvicinamento all’area euro-atlantica, rottura dell’ipoteca esterna di Mosca, allargamento del perimetro dei diritti e lotta alle corruttele partorite dal crollo dell’Urss.
I risultati, visti con il senno del poi, presentano delle ombre. A Kiev la rivoluzione ha divorato i propri figli. Viktor Yushchenko ha dilapidato in un solo mandato presidenziale il capitale politico accumulato in piazza Indipendenza, l’anfiteatro della rivoluzione.



In completo disaccordo più col titolo che col contenuto. A Tbilisi, con una transizione pacifica e normale, in realtà si completa il percorso nato con la rivoluzione delle rose. In questo caso non muore nulla, semmai si consolida per la Georgia la transizione da dittatura ex sovietica a democrazia in fieri. Mi sembra un ottimo esempio che dovrebbero seguire in molti nell’area. Saluti.
Enzo Reale
Il titolo, onestamente, è forzato. L’ho usato per esprimere la fine di un processo di governo, quello di Saakashvili, che segna anche la fine del ciclo legislativo apertosi con le rivoluzioni colorate. Ma, come segnalo con forza nell’articolo, c’è una gran bella dota che queste pacifiche rivolta, tutto sommato, lasciano in eredità.
M.
[...] raccontato (multimedialmente), in questo articolo. Quest’altro pezzo, invece, parla del lascito della rivoluzione delle rose, tra luci e [...]