Pubblicato da Europa il 10 ottobre 2012
Si è votato nel villaggio teatro della strage del 1995. Per la prima volta il sindaco potrebbe essere serbo. I musulmani: se fosse così sarebbe il completamento del genocidio. In settimana i risultati definitivi. Secondo articolo dedicato all’elezione più delicata della recente storia bosniaca, dopo quello uscito recentemente sul Venerdì di Repubblica.
La foto è stata scattata da Filip de Smet, fotografo belga, in occasione del decimo anniversario della mattanza firmata dagli uomini di Ratko Mladic.
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Se non si chiamasse Srebrenica sarebbe un villaggio bosniaco come tanti. Una chiesetta ortodossa, una moschea, qualche locanda, case a un piano con le mura robuste. E intorno le sagome tozze e incombenti dei monti che caratterizzano l’orografia di questa nazione, incastrata nel mezzo dei Balcani.
Però, appunto, questo villaggio si chiama Srebrenica. Un nome che fa rima con genocidio: quello commesso nel luglio 1995, ultimo anno di guerra, dai militari serbobosniaci guidati da Ratko Mladic. Irruppero nell’abitato e ammazzarono più di ottomila musulmani di sesso maschile.
Ora, succede che le elezioni amministrative, celebrate domenica, possano restituire un risultato clamoroso: la vittoria della serba Vesna Kocevic nella corsa a sindaco. L’ipotesi sconvolge i musulmani. Se Srebrenica andasse ai serbi – hanno detto nel corso della campagna – il genocidio sarebbe definitivamente completato.
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