
Elezioni presidenziali in Repubblica ceca. I retaggi dei due Vaclav, Havel e Klaus, che sono stati al Castello dalla Rivoluzione di Velluto a oggi. Vladimir Franz, l’uomo-tattoo dell’antipolitica costruttiva.
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Oggi seconda giornata di voto per le presidenziali ceche, le prime a elezione diretta. Le urne si sono aperte ieri. Il doppio turno, è certo che ci sarà, si terrà tra due settimane.
Comunque vada a finire, la certezza è che il prossimo inquilino del Castello di Praga, sede della presidenza ceca, non si chiamerà Vaclav. Dal 1989 a oggi la Hrad (castello in lingua ceca) è stato occupato prima da Vaclav Havel e poi da Vaclav Klaus. Personaggi diversissimi tra loro e acerrimi rivali.
Havel è stato il grande protagonista della Rivoluzione di Velluto, romanticissima, che portò l’allora Cecoslovacchia a svincolarsi dalla marcatura asfissiante del comunismo. Il paradosso fu che Havel venne eletto dal Parlamento monocolore comunista, con una maggioranza massiccia. Havel divenne poi presidente della Repubblica ceca, nel 1993, dopo la scissione tra Praga e Bratislava. S’è fatto due mandati, lasciando poi il posto a Klaus. Nel dicembre del 2011 è morto. In molti lo rimpiangono. La sua caratura intellettuale e politica ha fatto di lui uno dei grandi della storia europea del ’900.
Klaus è salito al Castello nel 2003. La sua biografia è complessa. Promosse la separazione tra Repubblica ceca e Slovacchia, con voto calato dall’alto e un po’ di tristezza, dall’una e dall’altra parte. Certo è che, con il senno del poi, quello cecoslovacco è stato forse l’unico esempio mutuamente fruttuoso di separazione tra due ex soci di uno stato della recente storia europea. Negli ultimi anni Klaus s’è fatto notare per la verve euroscettica e per l’accanimento contro le tesi sul global warming (qui un ritratto della Bbc). Sul fronte comunitario ha cercato di sabotare il Trattato di Lisbona, ha sostenuto il “no” irlandese allo stesso Trattato, ha criticato l’unione bancaria e l’euro. Il suo retaggio non è così limpido, insomma. Tra i due Vaclav, i cechi preferiscono Havel.
Quanto alle presidenziali in corso, se la giocheranno due ex primi ministri: il conservatore-tecnocrate Jan Fischer e l’ex socialdemocratico Milos Zeman. Ma il personaggio più raccontato di questi giorni è senz’altro Vladimir Franz, intellettuale e musicista, tatuato da capo a piedi. Si presenta con una piattaforma che fa propria la lezione dell’antipolitica costruttiva di Havel, pur se i due non sono minimamente paragonabili.



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