
Al ballottaggio presidenziale in Repubblica ceca se la vedranno due candidati “anti-sistema”. Uno dei quali, Karel Schwarzenberg, ex consigliere di Vaclav Havel, ha superato ogni aspettativa.
L’immagine è tratta da fineartamerica.com
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Saranno l’ex primo ministro socialdemocratico Milos Zeman e l’attuale ministro degli esteri Karel Schwarzenberg a contendersi la presidenza ceca. Venerdì e sabato, nel primo turno delle elezioni, le prime in assoluto dal crollo del comunismo, Zeman e Schwarzenberg hanno rispettivamente raccolto il 24 e il 23% (tralasciamo i decimali). Che Zeman – uscito dalla socialdemocrazia nel 2009 e capo del Partito dei diritti civici - andasse al ballottaggio era fuori discussione. Stupisce invece il risultato di Schwarzenberg. I sondaggisti s’aspettavano che fosse l’ex premier tecnocrate-conservatore Jan Fischer a giocarsela con Zeman.
Il motivo dell’exploit di Schwarzenberg, che ha quasi duplicato i voti attribuitigli dai sondaggi, risiede probabilmente nel fatto che l’elettorato ha scelto i canali alternativi all’offerta politica classica. La lunga lista di casi di corruzione in cui sono incappati prima i socialdemocratici (Cssd) e più recentemente il Partito civico democratico (Ods) hanno portato i cechi a prediligere i candidati meno collusi con il malgoverno degli ultimi anni. Fischer ne ha fatto le spese, in quanto tra il 2009 e il 2010 ha presieduto un governo tecnico appoggiato dai due maggiori partiti. Zeman è stato invece premiato per la rottura con i socialdemocratici. Mentre Schwarzenberg, esponente della vecchia nobiltà di lingua tedesca, liberale, personaggio atipico e un po’ fuori dagli schemi, capo del partito moderato Top 09, nonché ex consigliere di Vaclav Havel, ha riscosso molti voti nei centri urbani e tra la classe media. Non è escluso, a questo punto,che tra due settimane possa salire al Castello (sede della presidenza).
Ultime due considerazioni. Arriva quinto con il 7% Vladimir Franz, il candidato super-tatuato che in queste settimane ha fatto tanto parlare di sé. Risultato comunque importante. Infine, due parole sul candidato uscente, Vaclav Klaus. Difficile che qualcuno, a Praga e Bruxelles, lo rimpiangerà.


