
Pubblicato da Resetdoc il 17 gennaio 2013
Il rapporti russo-polacchi visti attraverso il prisma dell’eccidio di Katyn, uno dei peggiori dell’interno ’900. Dialogo e controversie, vicinanze e lontananze, prospettive e regressioni di una relazione complessa.
Foto – Scena dal film “Katyn”, del regista polacco Andrzej Wajda
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Janowiec and others versus Russia. Questo è il nome di un caso giudiziario che potrebbe farsi precedente molto presto. A febbraio, esattamente, quando la Corte europea dei diritti dell’uomo (Echr) attiverà le procedure per stabilire in modo definitivo se quindici cittadini polacchi – sarebbero appunto Janowiec e altri – sono stati sottoposti dalla Federazione russa a “trattamenti degradanti” per non aver mai ricevuto informazioni adeguate sulla sorte toccata ai loro cari a Katyn, nell’aprile del 1940.
Sono, questi, la data e il luogo di uno dei peggiori eccidi della storia contemporanea. Le vittime, 22mila, erano ufficiali polacchi dell’esercito regolare e della riserva, nonché funzionari pubblici. Gli uomini dell’Nkvd, la polizia segreta sovietica, disciolta negli anni ’50 e assorbita dal Kgb, li freddarono uno a uno con un colpo alla nuca.
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Questo è il terzo articolo di una serie dedicata agli scontri politici e alle prospettive di dialogo sui grandi genocidi del ’900. Le altre due puntate si sono incentrate sulla questione turco-armena e su Srebrenica.


