Ecco perché andare in Europa centro-orientale con il chiodo fisso di abbattere i costi di produzione è una scelta fallimentare.
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Buongiorno Slovacchia, quotidiano in lingua italiana pubblicato a Bratislava, riporta la vicenda di una ditta tessile, a capitale italiano, insediatasi nel paese nel 2008. Qualche tempo fa, all’improvviso, la ditta ha chiuso i battenti, svuotato i conti e portato i macchinari in Romania. L’impresa ha lasciato debiti e stipendi da saldare. Qui sotto potete leggere la notizia, con qualche dettaglio in più.
http://www.buongiornoslovacchia.sk/index.php/archives/34191
Questa storia, una brutta storia, è lo specchio di una certa Italia, che investe a Est con il solo obiettivo di abbattere i costi di produzione. Così facendo, la vita dell’impresa è segnata. Una volta che i costi produttivi del paese di destinazione si innalzeranno, ci sarà un nuovo trasloco, verso posti dove la manodopera è meno dispendiosa. Poi, dopo qualche anno, quando anche lì le buste paga saliranno, ci sarà una nuova fuga. Dalla Slovacchia alla Romania, dalla Romania alla Moldova, dalla Moldova a chissà dove. Finché, un giorno, la fabbrica chiuderà per sempre. Perché la piccola struttura non ha le risorse per affrontare tutti questi spostamenti, che hanno un costo.
Fortunatamente non tutti gli imprenditori italiani che vanno a Est ragionano seguendo questo schema. Chi lo fa è in minoranza. Senza contare che i processi di delocalizzazione, in percentuale, sono ormai inferiori ai servizi market-oriented (in altre parole si va a Est per conquistare una fetta del mercato). In ogni caso, la lezione da trarre è che è andare a Est senza conoscere il contesto in cui ci si immerge, ma con la sola idea di risparmiare, è quanto di più sbagliato, imprenditorialmente parlando, si possa fare. Prima o poi se ne pagano le conseguenze.



in Italia conta molto il ispamio… in Germania conta di piùla qualità, l’investimento di medio e lungo periodo nellaqualità, l’efficienza e la formazione…..ed i risultati si vedono….
Sono d’accordo. Non che la Germania, Gregorio, abbia investito nei Balcani e oltre la vecchia cortina senza pensare al costo della manodopera. Mi pare però. come dici tu, che c’è un ragionamento strategico dietro gli investimenti tedeschi. Strategico economicamente e politicamente. Noi, che nei Balcani abbiamo un sacco di interessi, non sappiamo sfruttare questo a nostro vantaggio. Dovremmo fare gli ambasciatori dell’integrazione dei Balcani in Europa, ma non contiamo quanto potremmo. Saluti,
M.