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Archivio per la categoria ‘Slovacchia’

Ecco perché andare in Europa centro-orientale con il chiodo fisso di abbattere i costi di produzione è una scelta fallimentare. 

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Tomas Bella è un giornalista slovacco. Era. Adesso fa l’imprenditore e ha successo. La sua creatura, Piano Media, ha raccolto intorno a un’unica piattaforma una serie di giornali. I giornali forniscono i contenuti migliori, Piano Media li vende sotto forma di abbonamento, gli utenti possono fruire ogni giorno del meglio della stampa. A cifre modiche. Cinque euro al mese o giù di lì.

Piano Media ha iniziato la sua attività in Slovacchia, poi è entrata nel mercato sloveno e infine in quello polacco: il più grande dell’Est. Un banco di prova importante. Sta andando bene. Prossimamente l’azienda dovrebbe “sconfinare” anche su uno dei mercati occidentali.

Ho chiesto a Tomas Bella di spiegare la filosofia, semplice ma rivoluzionaria, su cui si fonda la sua start up. Com’è iniziato tutto, come proseguirà. Cosa significa fare giornalismo al tempo del web e come si convince la gente a pagare per avere informazione. Perché la scelta di questo nome e il riferimento allo strumento musicale. Trovate l’intervista sul nuovo numero di Studio, la bella rivista diretta da Federico Sarica. Da domani in edicola e nelle librerie.

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Pubblicato da Europa il primo gennaio 2013

Vent’anni fa Repubblica ceca e Slovacchia si dicevano addio. Oggi i rapporti tra i due paesi sono ottimi. Il migliore divorzio della storia europea. 

Foto – Vecchio francobollo cecoslovacco (da Flickr) 

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C’è poco da dire. Il divorzio tra cechi e slovacchi, di cui oggi cade il ventesimo anniversario, è l’unica separazione mutuamente virtuosa della recente storia europea.  Negli ultimi vent’anni il vecchio continente ha visto numerose rotture, ognuna con il suo portato di problemi. La Jugoslavia si sfasciò nel peggiore dei modi, con la guerra. L’Ucraina, indipendente dal 1991, continua a subire l’ipoteca esterna di Mosca. Il Kosovo, sfilatosi unilateralmente da Belgrado nel 2008, non è padrone di una parte del suo territorio (il nord a maggioranza serba) e più della metà dei paesi membri dell’Onu non ne riconosce la sovranità.

Se il passato è denso di indipendenze problematiche, il presente spalanca alcune legittime preoccupazioni. C’è la questione catalana, che mina la tenuta della Spagna. C’è la Bosnia, la cui porzione serba – già dotata di una larga autonomia – pretende di staccarsi. C’è la Scozia, che è un’altra faccenda non proprio irrilevante.

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Pubblicato da Europa il 12 dicembre 2012

Nell’Europa centro-orientale la classe media è ormai il segmento dominante della società. Le transizioni, dopo gli iniziali squilibri, hanno garantito lavoro e possibilità. L’ingresso nell’Ue ha fornito un’ulteriore spinta al consolidamento economico e alla ricerca di modelli culturali alternativi a quello americano, seguito pedissequamente per anni. Il ruolo dei giovani e il caso scuola della Polonia. 

Foto – Budapest, febbraio 2012.  

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Pubblicato dall’Huffington Post il 24 novembre 2012

L’istituto di Piazza Cordusio rende noti i risultati dei primi nove mesi dell’anno. Spulciando tra le cifre viene fuori che le controllate nell’Europa dell’Est garantiscono il 56% degli utili, a fronte di un investimento in prestiti tutt’altro che eccessivo, pari al 17%. La strategia del gruppo, così come quella di Intesa San Paolo, si conferma vincente. Stare a Est premia. 

Foto – Parco varsaviese. Autunno. 

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