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Posts contrassegnato dai tag ‘Cecenia’

Estremismo islamico, separatismo, attentati kamikaze, imam moderati ammazzati, presunte violazioni dei diritti umani da parte russa, aumento della presenza militare sul terreno. In Daghestan la situazione è sempre più nervosa. Tutto sembra pronto per una guerra, dice qualche analista. Ne scrivo su Reset DOC. Cliccando qui andate alla versione italiana dell’articolo. 

(La foto è di Max Avdeev, disponibile su Flickr.com)

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Islamic extremism, separatism, kamikaze killings, moderate imams executed, human rights violations and a growing military presence on the ground. Dagestani scenario is more nervous than ever before. A war could erupt soon, some analysts say. Click here to read the English version of the article I wrote for Reset DOC. 

(Picture by Max Avdeev, posted on Flickr.com)

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Pubblicato da Europa il 12 aprile 2012

Omicidi e rese dei conti tra governo ceceno e opposizioni. A Londra, Vienna, Baku, Istanbul. 

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Grozny, 1996. Uno scatto del grande fotografo James Nachtwey

Akhmed Zakayev, presidente del governo ceceno in esilio. Volevano farlo fuori. A Londra, dove è esule da dieci anni. Il presunto mandante? L’attuale uomo forte di Grozny, Ramzan Kadyrov. Sostenuto dal Cremlino, il presidente ceceno detta legge in patria, ricorrendo secondo i più a metodi tutt’altro che ortodossi. A dare la notizia, che ha tenuto banco nei giorni scorsi oltre Manica, è stato il Sunday Telegraph, sulla base di un’informativa dell’MI5, l’intelligence britannica, che il giornale ha preso in visione.

Il ruolo di “E1”
Secondo quanto riportato, colui che stava organizzando il complotto sarebbe un cittadino ceceno, anch’egli residente a Londra, denominato “E1” nei documenti dei servizi. L’uomo, 45 anni, ha un passato nella guerriglia. Nel 1999 è giunto nel Regno Unito, dove ha ottenuto asilo politico. È stato raggiunto, nel 2002, dalla moglie e dai figli. A differenza degli altri membri della famiglia le autorità non gli hanno mai concesso la cittadinanza. Anzi, negli ultimi anni hanno cercato di deportarlo. Senza successo.

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Pubblicato da Europa il 6 maggio 2011

Il Caucaso del nord è destinato a rimanere una spina nel fianco per la Russia, con o senza al Qaeda

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Dokka Umarov, il "bin Laden" russo (www.kavkazcenter.org)

Sostiene Yunus-bek Yevkurov, presidente della turbolenta repubblica russa dell’Inguscezia, che la morte di Osama bin Laden «ridurrà significativamente le attività terroristiche» nel versante settentrionale del Caucaso, regione contaminata dall’islamismo radicale e permeabile alla penetrazione qaedista.

È forse l’unico a crederlo, però. Gli analisti, informa il sito Moscow Times, ritengono infatti all’unisono che i miliziani islamisti del Daghestan, della Cecenia, dell’Ossezia del nord e della stessa Inguscezia continueranno prossimamente a brandire kalashnikov e Corano, facendo ciò che fanno da anni: organizzare attentati e colpire le forze di polizia di stanza nell’area, spostando periodicamente l’attacco al cuore dello Stato russo. Com’è (ri)accaduto qualche tempo fa, quando un attentato ha causato la morte di più di trenta persone all’aeroporto Domodedovo di Mosca.

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Vittorio Strada, su Europa, spiega le implicazioni dell’attentato terroristico di Mosca. La lunga e dolorosa questione del Caucaso, l’ultranazionalismo che la società russa sta sempre più liberando, il pericolo della disgregazione della Federazione, lo spettro del contagio afghano. Analisi ricca e articolata. Come sempre

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Dopo l’attentato sul treno Mosca-San Pietroburgo del 2009 e quello alla metro di Mosca nel marzo 2010, il jihadismo caucasico è tornato a colpire un’altra importante infrastruttura della Federazione russa, apponendo la propria firma sulla strage compiuta due giorni fa all’aeroporto Domodedovo di Mosca.
Questa nuova carneficina, simbolicamente potente, visto che il modernissimo scalo di Domodedovo è uno dei vanti nazionali, ribadisce la saldatura tra jihadismo e ribellione indipendentista, ormai pienamente compiuta. Ma non si tratta affatto di un fenomeno nuovo e risulta semplicistico leggerlo come tale, cosa su cui qualcuno ancora tende a insistere.

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La cronologia del terrore in Russia. Dal 1995 a oggi. La riporta Stefano Grazioli su East Side Report. Linkiamo.

 

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