Trieste, sul limite orientale dell’Italia. A essere precisi, però, la città più a est del paese è Otranto. Persino Napoli, a livello di longitudine, sta più a levante. Ma la pignoleria, in questo caso, è fuori luogo. Quando si pensa al confine, si pensa a Trieste
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Istantanee
Postato in Slovenia, tagged Balcani, Confini, Slovenia, Trieste il giorno 12 agosto 2010 | Lascia un commento »
Zigzagando lungo il fronte
Postato in Germania, Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia, Ungheria, tagged Comunismo, Confini, Germania, Guerra fredda, Polonia, Repubblica ceca, Schengen, Slovacchia, Ungheria, Unione europea il giorno 31 luglio 2010 | Lascia un commento »
E’ appena uscito il nuovo numero, il 31esimo, di East, la rivista per cui scrivo da un paio d’anni. Un salto in edicola si potrebbe/dovrebbe fare, dico. Questo volume è infatti tutto dedicato al reportage, genere giornalistico estinto e dimenticato. Una scelta coraggiosa e giusta, che rilancia la più nobile delle prose giornalistiche e offre a tanti freelance la possibilità di cimentarsi con quello che altre testate non permettono più di fare. Il sottoscritto, stavolta, racconta un po’ come vanno le cose lungo la vecchia frontiera della Guerra fredda. Da Stettino a Bratislava. Tra grandi spazi finalmente aperti, processi di riappacificazione, tensioni e diffidenza ancora forti, dentisti ungheresi e prostitute ceche. Qui sotto trovate il link al’indice del numero.
Istantanee
Postato in Georgia, tagged Azarbaigian, Caucaso, Confini, Ex Urss, Georgia il giorno 17 giugno 2010 | Lascia un commento »
Dopo qualche periodo di colpevole dimenticanza, torna la rubrica fotografica di Radio Europa Unita. Questo scatto è stato rapito in Georgia, nel maggio scorso. Il giovane fantino sta galoppando, a ridosso del confine azero
Impressioni da Belgrado/4
Postato in Serbia, tagged Balcani, Belgrado, Confini, Mafia, Serbia il giorno 24 febbraio 2010 | Lascia un commento »
Oggi ultima giornata a Belgrado, che domani si riparte per l’Italia. In mattinata intervista con Irena Ristic, una giovane studiosa. Oggetto del colloquio, la Serbia e l’Europa. Presto vedrete il risultato. Su Europa e spero Limes.
Dopo l’incontro con Irena sono stato a Zemun, cittadina oltre Danubio, ormai fagocitata dalla metropoli. Zemun fa rima con avamposto. Al tempo dell’impero austro-ungarico era l’ultimo bastione asburgico prima dell’inizio dei possedimenti del sultano e l’architettura del posto lo straconferma: palazzine colorate, geometrie precise, chiese e parchi e un bel lungofiume con ristorantini graziosi.
Molti anni dopo la fine dei due imperi, Zemun è balzata agli onori delle cronache perché qui è nata e cresciuta l’organizzazione mafiosa più forte e potente della recente storia serba. Il “clan di Zemun”, appunto. Gente poco raccomandabile che nel 2003 ha messo lo zampino nell’omicidio di Zoran Djindjic, il primo ministro riformista che avrebbe portato la Serbia in Europa, facendole dimenticare il Kosovo e la Bosnia e i miti nazionali e tutto il resto. Ma non ha avuto il tempo di farlo.
Ultimamente la mafia di Zemun ha perso un po’ lo smalto, eppure la città ha continuato a svolgere il suo ruolo di avamposto, diventando la roccaforte del Partito radicale, la formazione fondata da Vojislav Seselj, politico ultranazionalista con trascorsi da paramilitare, adesso rinchioso al carcere dell’Aja e processato per crimini di guerra. Ma anche i radicali si sono un po’ infiacchiti. Tomislav Nikolic, braccio destro di Seselj, ha infatti promosso la scissione interna e fondato il Partito progressista, sempre nazionalista ma favorevole all’integrazione del paese nell’Ue, molto in alto nei sondaggi. Molto più dei seseljani. Zemun aspetta che qualcun’altro la scelga come avamposto. Io l’aereo per l’Italia.




