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Posts contrassegnato dai tag ‘Energia’

Pubblicato da Europa il 24 luglio 2012

Il presidente del consiglio in Russia. Sei accordi pesanti portati a casa dalle aziende italiane. Puntare sull’«economia e reale», mentre i mercati ballano paurosamente: questa la scelta del capo del governo. Che, rispetto al predecessore, ha da subito «spersonalizzato» i rapporti con la leadership del Cremlino. 

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Pubblicato da Europa il 12 giugno 2012

Ieri nuova iniziativa dell’opposizione russa. Decine di migliaia di persone sono scese in piazza, chiedendo le dimissioni di Putin e criticando le nuove misure, restrittive, votate alla Duma contro la libertà di associazione. La “marcia dei milioni”  è stata preceduta dalle perquisizioni notturne nelle abitazioni dei personaggi più in vista dell’opposizione. Ma questo non ha impedito alla gente di prendere parte alla manifestazione. La protesta è ancora viva. 

(Nella foto, scaricata dal sito dell’agenzia Ria Novosti, la marcia di ieri nella capitale russa) 

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Pubblicato da Europa il 7 giugno 2012

Sprofonda il rublo, si fatica a calamitare investimenti dall’estero e a modernizzare un’economia troppo legata all’export energetico, con il prezzo del petrolio che sta peraltro scendendo. Mosca è in difficoltà. Ma più che sulla Cina, dov’è stato in visita fino a oggi, Putin punta sulla cooperazione con gli occidentali. Scenari a analisi sulla situazione economica russa. 

(Nella foto una fabbrica di Chelyabinsk, centro industriale degli Urali – Marzo 2012)

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Pubblicato da Europa il 23 maggio 2012

Partita la gara canora più seguita al mondo. Ma non c’è solo la musica. La kermesse è il pretesto con cui una parte della stampa estera e l’opposizione locale denunciano le malefatte del regime locale: arresti, bavagli alla stampa, corruzione. 

(Nella foto di Chloe Dewe Mathews, tratta dal blog del Wall Street Journal, una tipicità azera: il bagno nel petrolio) 

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Pubblicato da Europa l’8 maggio 2012

Lo davano per finito. Invece il “Darth Vader” della politica russa, capo della corrente conservatrice dell’élite politica russa, continuerà ancora a essere uno dei pesi massimi di Mosca. 

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Igor Sechin (Flickr)

Igor Sechin, il più potente tra i siloviki, gli ex ufficiali del Kgb entrati a palazzo con Putin, interpreti del neo-conservatorismo russo, è stato dato per finito negli ultimi tempi. «La sua corrente, quella dei falchi, è ormai minoritaria», «i modernizzatori lo stanno emarginando», «non è più il cattivo di una volta». Questo, a più riprese, s’è sentito sul conto.

Il declassamento da vice capo dell’amministrazione presidenziale a vice primo ministro deciso da Medvedev nel 2008, nonché il licenziamento da presidente del colosso petrolifero Rosneft, operato l’anno scorso, sempre dal capo uscente dello stato, sembravano avvalorare queste tesi. Invece no. Come al solito la cremlinologia s’è rivelata scienza altamente inesatta. Perché Sechin è stato il grande regista dei tre accordi energetici siglati recentemente da Rosneft con l’americana Exxon, l’italiana Eni e la norvegese Statoil. Sulla base delle intese, arrivate una dietro l’altra, la Russia concede alle tre compagnie il diritto a esplorare l’Artico e a trivellarlo.

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