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Istantanee

Berlino, Alexanderplatz. Settembre 2008

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Pubblicato da Europa il 5 febbraio 2011

Oggi c’è piazza Tahrir. Ieri ci sono state Karl-Marx-Platz a Lipsia, Alexanderplatz a Berlino est, San Vencesclao a Praga, gli slarghi di Timisoara e Budapest, le parate contro Milosevic e gli accampamenti arancioni di Kiev. La piazza, quando tira aria di rivoluzione, sa sempre ruggire.

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La piazza di Lipsia, il 9 ottobre 1989

La storia non si ripete mai uguale a se stessa, questo è chiaro. Però ci sono passaggi cruciali che tra loro s’assomigliano. Ci sono scenari affini e fotogrammi interscambiabili. Che potrebbero essere “trasferiti” da un evento all’altro. La piazza è uno di questi. La gente che si riversa in una spianata, la occupa, tira fuori la rabbia e non si schioda fintanto che il tiranno di turno non dichiara la resa. Sono scene, queste, che si riproducono ciclicamente. Da ultimo in Tunisia e in Egitto.

I tunisini, partendo dalle strade di Sidi Bouzid e spostandosi poi in piazza Muhammad Ali, nella capitale Tunisi, hanno cacciato il presidente Ben Ali. Gli egiziani provano a dare la spallata a Hosni Mubarak. La Midan Tahrir, lo slargo principale del Cairo, è il loro campo di battaglia e di quell’esercito di popolo che s’è accampato lì da giorni i giovani sono l’avanguardia. L’attenzione mondiale è proiettata sulla loro sfida. I network internazionali ne catturano le immagini, portandole sugli schermi. Com’è stato in passato, in occasione di altre grandi adunate oceaniche e di altre importanti rivoluzioni.

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Pubblicato da Europa il primo ottobre 2010
Data storica, quella del 3 ottobre. La data della riunificazione formale della Germania. Di quelle vicende e di quanto avvenuto dopo, in Germania, in Europa e nel mondo, ne discutiamo con Ingo Shulze, uno dei grandi della letteratura tedesca
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Berlino, l'Alexanderplatz (Mt)

Ci risiamo: un’altra ricorrenza tedesca. L’anno scorso il ventennale della caduta del Muro di Berlino, ora quello della riunificazione (il 3 ottobre). Rieccoci così a parlare di Germania e Germanie, amalgama e disamalgama, biennio magico ’89-’90 e grandi speranze, magie svanite e frustrazioni, successi e insuccessi. La solita storia, si dirà. Però che storia. Una storia che va doverosamente raccontata – e diciamolo: andrebbe narrata non solo a ridosso dei contesti cerimoniosi – perché quello che accadde allora nel cuore del vecchio continente ha segnato un’epoca intera e impresso agli scenari futuri un timbro inequivocabile. Nel bene e non soltanto.

La rievochiamo, quelle vicende, con Ingo Schulze, uno dei grandi della letteratura tedesca, che all’epopea dell’89 e al ricompattamento delle Germanie ha dedicato la sua opera, meritandosi tra l’altro – così sostengono in molti – il titolo di unico scrittore capace di dare corpo, con Neue Leben (Vite nuove), al vero “romanzo sulla riunificazione”.
Premessa: non aspettatevi una visione entusiasta e celebrativa della Germania riunita. Si parlerà di occasioni mancate, discordia tedesca-tedesca, sbornia capitalista e confluenza forzata dell’ex Ddr nell’ex Germania ovest. Inevitabile, tutto sommato. Schulze è d’altronde uno scrittore e dunque una voce critica. Ma attenzione: non è né un nostalgico dei tempi andati, né un incallito interprete del partito preso. È “solo” un intellettuale che racconta la saga della riunificazione calandosi nei panni dei vinti, di quei tanti cittadini dell’ex Ddr – che fu anche la nazione dove Schulze nacque, crebbe e visse – che non hanno goduto dei benefici della riunificazione. Tutto qui.
Adesso le domande.

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Molto bello, il reportage che Pierluigi Mennitti ha scritto in presa diretta tra Berlino e Bonn. Tra la nuova e fiammante e sempre cangiante capitale tedesca e la vecchia, ormai ridotta al rango di cittadella provinciale. Passando per la monotona spianata brandeburghese, la Ruhr del miracolo economico e del sudore degli emigranti italiani, la Colonia del duomo assediato dalla giungla di grattacieli. Bella prosa e ottima istantanea sulla Germania che si approssima a festeggiare, il 3 ottobre, i vent’anni dalla riunificazione formale. Su questo tema si cimenterà presto anche Radio Europa Unita. Intanto, la solita domanda: perché per trovare articoli interessanti sull’estero e sull’Europa centro-orientale bisogna per forza scandagliare la blogosfera? Ma la stampa mainstream che fa?

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Pubblicato da Europa il 24 agosto 2010

La Germania vola – crescita del 2,2 per cento nel secondo trimestre – e torna a fare la locomotiva d’Europa. Eppure, al solito, si trova a confrontarsi con gli squilibri interni tra le regioni occidentali e quelle dell’ex Ddr, che faticano a tenere il passo. Un recente sondaggio indica che a vent’anni dalla riunificazione la migrazione dall’est all’ovest, motivata da questioni economiche, non è finita né finirà. Tuttavia ci sono città della Germania orientale che sono ormai belle e solide realtà. Da lì non tutti intendono fuggire

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Pasta made in Ddr (foto mt)

Riecco l’ennesimo sondaggio sulla fuga dall’est, riecco i soliti risultati: nell’ex Ddr c’è un’armata di gente – il 32 per cento della popolazione dei Länder orientali della Germania – tentata dall’idea di mollare tutto e spostarsi laddove ci sono più opportunità di futuro. Che sia la capitale Berlino, che siano le città occidentali del paese, che sia l’estero.

A rendere note le intenzioni degli Ossis (i tedeschi dell’est) è stato l’istituto Leif di Lipsia, in una ricerca diffusa nei giorni scorsi e pubblicata dal quotidiano Die Welt. I risultati del sondaggio spiegano che sono soprattutto i giovani a pensare all’ipotesi “fuggiasca”. In Brandeburgo, Sassonia, Sassonia-Anhalt, Mecleburgo-Pomerania e Turingia – i cinque stati federali che formavano l’ex Germania socialista – la metà dei cittadini di età compresa tra i 16 e i 26 anni medita di andarsene. La percentuale è ancora più alta tra gli universitari: 57 per cento.

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