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Posts contrassegnato dai tag ‘Fmi’

Domani elezioni politiche nel paese dove la presenza economica italiana è più forte e dai cui proviene la minoranza più grande d’Italia. Il contesto è teso. A Bucarest è in corso la più serrata battaglia politica dalla fine del regime di Ceausescu. 

Foto – La vecchia Bucarest. Da http://riowang.blogspot.it/

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La crisi della Grecia va oltre le alchimie parlamentari e i salvataggi vergati trojka. A seguire una rassegna di articoli “collaterali” – le conseguenze nei Balcani, il porto del Pireo, l’Atene criminale, i tagli alla sanità – sviluppati negli ultimi due anni. Dal più vecchio al più recente. 

(Nella foto: pomeriggio d’autunno a Salonicco – Mt) 

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Pubblicato da Europa l’11 luglio 2012

Strette tra l’Europa e la Grecia, le economie dell’oltre Adriatico risentono della congiuntura negativa e accusano il colpo. Da Ljubljana a Skopje, una radiografia della non felicissima situazione.

(Nella foto, i cantieri navali di Pula. Il settore, in Croazia, è sulla via della privatizzazione) 

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Pubblicato da Linkiesta il 28 gennaio 2012

Nella Grecia che va giù, c’è un’attività che va su: i banchi dei pegni. Ne nascono di nuovi ovunque e la gente vende orologi, catenelle e preziosi. Tutto.

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Piazza Omonia, Atene (Mt)

Disoccupazione martellante, fallimenti quotidiani di aziende, conti correnti in profondo rosso, restrizione dell’accesso alla sanità, nuovi tagli alla spesa sociale e nuove tasse, dimezzamento delle buste paga. La Grecia va malissimo, e da qualche tempo si parla con crescente insistenza di fallimento e uscita dalla zona euro. Il debito ellenico è insostenibile. L’economia sprofonda. Le attività sono al collasso. Tutte tranne una, a dire il vero: i banchi dei pegni.

Nell’ultimo anno c’è stata una vera e propria fioritura di questi esercizi. Il New York Times, due settimane fa, riportava che solo nel 2011 è stato registrato presso le competenti autorità il 90% dei 224 banchi operanti a livello nazionale. Il che fa riflettere. La gente vende pendenti, catenine, orologi e tutto quello che può garantire liquidità e permettere di restare a galla o di tamponare momentaneamente l’emergenza, in attesa di tempi migliori. Sempre che questi verranno. “Forse si salverà la Grecia, ma non i greci”: ormai questa frase è sulla bocca di tutti, tra Atene e Salonicco.

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Pubblicato da Linkiesta il 22 gennaio 2012

La Commissione ha aperto una procedura d’infrazione contro Budapest. L’Europarlamento agita lo spettro dell’art. 7 del Trattato Ue, che prevede la sospensione di alcuni diritti derivanti dalla membership. Orban punta a trasformare la pressione esterna in strumento con cui rilanciare il consenso interno. 

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Gli stivali di Stalin al Memento Park di Budapest (mt)

L’Ungheria e l’Europa. La partita corre lungo due binari. Nei giorni scorsi la Commissione ha aperto una procedura d’infrazione contro Budapest, esortando il governo magiaro, guidato dal discusso Viktor Orban, a rettificare le norme costituzionali entrate in vigore il primo gennaio. Violano ordinamento e principi comunitari: così si sono pronunciati Barroso e i commissari. Gli interventi richiesti sono tre. Il primo riguarda l’indipendenza della Banca centrale, il secondo concerne l’autonomia della magistratura, il terzo quella dell’autorità garante della privacy. Orban deve uniformarsi entro trenta giorni, pena il deferimento dell’Ungheria alla Corte di giustizia europea e una conseguente sanzione finanziaria molto pesante. Nonché una figuraccia epocale.

Ancora più netto l’approccio dei gruppi liberale, socialista, verde e di sinistra dell’Europarlamento, dove Orban s’è recato mercoledì, partecipando al dibattito sulla situazione in corso in Ungheria e cercando di spiegare che la Costituzione e le nuove leggi approvate dalla schiacciante maggioranza della Fidesz (il suo partito) non comportano un’emergenza democratica, come i più sostengono. Ma non ha convinto l’ala progressista dell’emiciclo, che ha invocato l’applicazione dell’articolo 7 del Trattato Ue. Ci sarebbero i numeri, a quanto pare, affinché a Strasburgo possa formarsi una maggioranza intorno a tale ipotesi, votandola.

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