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Posts contrassegnato dai tag ‘Geopolitica’

Pubblicato da Europa il 26 giugno 2012

Putin in Israele, per ribadire la speciale relazione tra i due paesi e rassicurare lo stato ebraico che la Russia, in Medio Oriente, tutela i suoi interessi strategici ma non è disposta a tollerare che Iran e Siria superino il limite.

(Nella foto immigrati russi nel deserto del Negev – http://www.ic-creations.com)

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Pubblicato da Europa il 6 aprile 2012

Mosca, isolata internazionalmente sulla Siria, cerca di sviluppare una tattica diplomatica più flessibile e si prepara alla peggiore delle ipotesi: il regime change

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(www.syrianfreepress.files.wordpress.com)

Le posizioni che il Cremlino ha assunto sulla guerra civile in corso in Siria sono risapute. L’obiettivo dichiarato è evitare che il regime di Damasco capitoli. Perché Assad è il più importante alleato nella regione mediorientale, perché in ballo ci sono interessi economici e contratti pesanti sulle forniture militari e perché il porto siriano di Tartus, dove sono ormeggiate alcune navi da guerra russe, è uno sbocco irrinunciabile sul Mediterraneo. L’unico.

Ma Mosca rischia di pagare a caro prezzo questa politica. L’isolamento internazionale, dopo il veto alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu riguardanti le sanzioni alla Siria e le carneficine perpetrate da Assad, è diventato imbarazzante da sostenere. Senza contare che le relazioni con i paesi arabi, ormai tutti schierati contro il dittatore siriano, si stanno allentando.

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Pubblicato da Europa il 9 dicembre 2011

L’attacco del premier russo alla Clinton – è lei ad aver fomentato le proteste a Mosca – suona come una mossa elettorale in vista delle presidenziali.

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(www.cbsnews.com)

Tutta colpa degli americani. Sono loro, su regia di Hillary Clinton, che hanno fomentato le proteste di piazza, le più importanti da qualche anno a questa parte, andate in scena a Mosca all’indomani delle elezioni per il rinnovo della Duma, non proprio trasparenti, tenutesi domenica. È senza dubbio pesante, l’accusa scagliata ieri da Vladimir Putin nel corso di un incontro con i delegati del Fronte popolare, una sorta di estensione del suo partito, Russia Unita, nella società civile.

Il primo ministro russo ha spiegato che Hillary Clinton avrebbe criticato preventivamente la gestione delle elezioni. Questi giudizi, ha proseguito, hanno costituito il «segnale» d’inizio della protesta, che è stata sostenuta attivamente dal dipartimento di stato.

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Pubblicato da Europa il 3 dicembre 2011

Nell’ex provincia ribelle della Georgia caos dopo le presidenziali, annullate dalla Corte suprema. Radio Free Europe: “in arrivo un’altra rivoluzione colorata?”. 

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Ricordi di guerra osseti (trendsupdates.com)

Continua la crisi istituzionale in Ossezia del sud, l’ex provincia ribelle di Tbilisi resa indipendente dalla Russia al termine della guerra con cui quest’ultima ha smembrato la Georgia, nell’agosto 2008.

Ieri i sostenitori di Alla Dzhioyeva, l’outsider che ha vinto il recente ballottaggio per le presidenziali, annullato però dalla Corte suprema, sono ancora una volta scesi in piazza nella capitale Tskhinvali. Denunciano con forza la decisione dei togati, pilotati – secondo loro, ma anche secondo gli analisti – dalla fazione moscovita guidata dal capo uscente dello stato, Eduard Kokoity, che prima del voto aveva cercato invano di emendare la costituzione per ottenere un nuovo mandato. Chiedono altresì il riconoscimento dei risultati elettorali, che hanno visto la Dzhioyeva superare (57 a 40 per cento) il candidato dei russi, Anatoliy Bibilov.

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Pubblicato da Europa il 4 dicembre 2011

Un altro giro di giostra per il putinismo. Ma l’uomo forte di Mosca dovrà governare una nazione che sta cambiando. Parla Nicu Popescu, ricercatore dello European Council on Foreign Relations. 

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La Duma ai tempi dello zar

Tutti dicono che tutto sommato è un rito di passaggio, scontato e prevedibile. Non a torto, viene da dire. Il voto per il rinnovo della Duma, ramo inferiore del Parlamento russo, ma decisamente superiore, quanto a poteri, rispetto al Consiglio della Federazione (non elettivo), offrirà il risultato che già tutti sanno: vincerà Russia Unita, il partito di Vladimir Putin.

Eppure liquidare questo appuntamento in due battute sarebbe riduttivo. Primo perché non è automatico che Russia Unita ripeterà le abbuffate fatte in passato. S’avverte infatti qualche scricchiolio, in termini di consenso. Secondo perché, al di là del processo elettorale, si preannunciano tempi incerti a Mosca e dintorni. Sul piano della politica interna, dove in primavera ci sarà l’avvicendamento tra Putin e Medvedev alla presidenza. Come sotto il profilo delle relazioni internazionali. Di questi temi abbiamo discusso con Nicu Popescu, esperto dello European Council on Foreign Policy e capo, presso questo prestigioso think tank, delle ricerche sulla Russia e sull’Europa allargata.

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