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Posts contrassegnato dai tag ‘Immigrazione’

17grecia

Pubblicato da resetdoc.org

Foto – Il quartiere di Omonia, quello della capitale greca con la più alta concentrazione di immigrati.

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Pubblicato da Studio il 31 luglio 2012

Cinesi, armatori, trafficanti, banchi dei pegni. Nel paese ellenico c’è anche chi, con l’economia ridotta ai minimi termini, riesce a fare affari.  

Foto – Atene, dracme, bancarella (ottobre 2011) 

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I fatti di Tirana hanno lasciato sgomenti. Vuoi per lo spargimento di sangue, vuoi perché l’Albania pareva a tutti stabile. Invece no. Ma a oscillare, in questo momento, sono un po’ tutti i paesi dell’arco balcanico. Da Zagabria in giù, come un effetto domino, sono scoppiati negli ultimi mesi scandali, tensioni e intrighi mafia-politica che hanno complicato le cose, proprio nel momento in cui l’ex Jugo sembrava avere innestato la marcia giusta

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Tirana, piazza Skanderbeg (Mt)

No, non è una né un’altra Tunisia. E nemmeno un altro 1997, l’anno in cui un micidiale crack economico portò all’anarchia, all’emigrazione di massa, allo strapotere delle mafie e a una mezza guerra civile che lasciò sul campo 2mila vittime. Paragoni azzardati, questi. Buoni a fare titoli.

Resta il fatto che l’Albania è tutta un ribollire di tensioni che, prima della manifestazione antigovernativa dello scorso venerdì, quando la guardia repubblicana ha sparato a bruciapelo su tre dimostranti, nessuno avrebbe immaginato. Dopotutto il paese delle aquile viene da una lunga parentesi di avanzamenti. Dalla crisi del ’97 l’economia è cresciuta, le istituzioni hanno tenuto e sul piano dell’integrazione euro-atlantica sono arrivati, nel 2009, l’ingresso nella Nato e l’entrata in vigore degli accordi di associazione e stabilizzazione con l’Ue. Alla fine dell’anno scorso Tirana ha inoltre ottenuto l’agognata apertura sul regime dei visti europei, che adesso permette a chi è munito di passaporto biometrico di circolare liberamente – 90 giorni il periodo massimo – nell’area Schengen.  Insomma, l’impressione era che l’Albania avesse il vento in poppa e che il braccio di ferro tra Berisha e Rama, che va avanti da due anni, fosse una fisiologica disputa domestica, tutto sommato contenibile. Invece no.

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Adesso ad allarmare i “vecchi” europei ci sono il camionista bulgaro e, come dicono i leghisti, lo zingaro romeno. Ma prima di tutto venne l’idraulico polacco. Nel 2005 scrissi un pezzo per l’ormai defunto Diario, il cui archivio è stato riportato in vita da Dust (bel progetto), da cui attingo per ripubblicare l’articolo in questione e, strada facendo, qualche altro lavoro che ho fatto per Diario

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L'idraulico polacco sbanca a Parigi

Finalmente qualcuno è riuscito a fotografare l’idraulico polacco, l’uomo nero della nuova Europa a 25. Fino a oggi, di lui avevamo soltanto segnalazioni di cittadini preoccupati convinti di averlo visto aggirarsi presso le dogane della Polonia, pronto a emigrare in Francia, nel Regno Unito o in Germania per rubare il lavoro agli indigeni.

Invece basta andare sul sito dell’Ufficio turistico polacco di Parigi (www.tourisme.pologne.net) per ammirarlo nella home page in tutta la sua minacciosità: bello, biondo, muscoloso, con tanto di attrezzi del mestiere e tubi in mano. Dietro di lui un paesaggio bucolico di montagne e cascate che si suppone tipico della Polonia, su cui campeggia una scritta inequivocabile: «Io resto qui!». Più che il lavoro altrui, questo marcantonio uscito da un fotoromanzo sembra pronto a rubare i cuori delle turiste francesi che visiteranno il suo Paese. Insomma, dopo la tempesta del referendum sulla Costituzione europea, a Parigi c’è chi riesce a sdrammatizzare un po’. Ma l’argomento rimane comunque serio e dibattuto, dato che la prima ragione a sostegno del «no» è stata proprio la paura di un’invasione di manodopera a basso costo proveniente dai Paesi dell’Est europeo, di cui l’idraulico polacco è involontariamente diventato lo stereotipo.

Tutto iniziò con un olandese
Perché un idraulico e perché proprio di nazionalità polacca? Fu l’olandese Fritz Bolkestein, ex commissario europeo al Mercato interno, che nel gennaio 2004, in sede di presentazione della famosa direttiva recante il suo nome, illustrò come la liberalizzazione del mercato dei fornitori di servizi (non solo idraulici, quindi, ma anche imbianchini, elettricisti, meccanici) avrebbe efficientemente colmato la cronica assenza di manodopera in Paesi come la Francia dove, a detta dello stesso Bolkestein, «non si trova mai un idraulico disponibile».

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