Pubblicato da Linkiesta il 4 maggio 2012
Quattro anni fa sembrava che dovessero vince i radicali. Ma l’investimento della Fiat a Kragujevac, dicono in molti, permise alla coalizione pro-europea di vincere. Adesso Marchionne, a una manciata di giorni dal voto, ha inaugurato lo stabilimento serbo. Il Lingotto sarà ancora decisivo o conterà di più una situazione economica difficile, con una disoccupazione al 25%?
La foto qui sotto è del fotografo belga Filip de Smet
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Nis, Serbia del sud. Matrimonio
Quattro anni fa, alla vigilia delle elezioni parlamentari dell’11 maggio, sembrava che i nazionalisti del Partito radicale (Srs), guidati dal poco raccomandabile Vojislav Seselj, processato dal tribunale dell’Aja con l’accusa di crimini di guerra, potessero prendere il potere, spostare molto a destra l’asse politico della Serbia e congelare il dialogo con l’Europa. Fu la Fiat, sostengono in molti, a togliere le castagne dal fuoco al presidente Boris Tadić e al suo Partito democratico (Ds), capofila della coalizione europeista, premiata da quella tornata elettorale.
A quattro giorni dalle elezioni l’aziende torinese annunciò il maxi-investimento che, tramite la creazione di una joint venture con lo stato serbo, ha rivoluzionato la storia degli impianti automobilistici di Kragujevac, portando all’estinzione della Zastava (il celebre marchio automobilistico della Jugoslavia, con alle spalle una lunga collaborazione proprio con il Lingotto) e aprendo un’era segnata dalla produzione massiccia di vetture Fiat. L’intesa, è vero, fu siglata dal governo uscente, capeggiato da Vojislav Kostunica, ex pupillo dell’Occidente, passato con il tempo su posizioni sempre più nazionaliste. Ma gli analisti ritengono che l’arrivo della Fiat a Kragujevac abbia messo le ali alla coalizione a trazione Ds, fautrice dell’avvicinamento alla Ue e di grandi aperture ai capitali stranieri, considerati lo strumento con cui ridare prospettiva al Paese, diluendo la portata della perdita del Kosovo, giunta proprio nel 2008 e trasformata da Kostunica e dal Partito radicale nel tema principale delle scorse elezioni.
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