In pratica succede questo: che domani, alle elezioni amministrative di Srebrenica, i serbi potrebbero per la prima volta conquistare il municipio. Va da sé che, visto quello che c’è stato in passato, ovvero il genocidio del 1995, la cosa spaventa notevolmente i musulmani. Costoro, finora, avevano sempre espresso il primo cittadino, nonostante siano minoranza nell’abitato. Questo perché s’è sempre votato sulla base del censimento del 1991, quando prima della guerra, dell’eccidio compiuto dagli uomini di Ratko Mladic e della successiva fuga dei superstiti, i bosgnacchi (musulmani bosniaci) erano in netta maggioranza.
Stavolta le regole sono cambiate: il diritto di voto spetta agli effettivi residenti. Tuttavia Calim Durakovic, il candidato sindaco bosgnacco, ha cercato in questi mesi di far registrare nelle liste elettorali locali quanta più gente possibile, tra i suoi, per ribaltare la situazione, continuare a governare nel villaggio e impedire ai serbi di prendere il potere e avviare – questo pensano i musulmani – un’azione di revisionismo storico. Ne ho parlato ieri sul Venerdì di Repubblica. Di seguito una serie di articoli utili per capire lo scenario sul quale questo voto, carico di significato, si innesta.
Il voto di Srebrenica
Michele Biava (Osservatorio sui Balcani)
Sul futuro di Srebrenica la condanna del passato
Rodolfo Toè (La Stampa)
Domani è ancora ieri
Un mio vecchio articolo da Srebrenica pubblicato da Diario della Settimana. Si parla anche di Calim Durakovic, oggi candidato sindaco.
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Qualche scatto da Srebrenica, realizzato nel luglio 2010.
Srebrenica, genocidio senza memoria
La recensione a Cartolina dalla fossa, il volume sul genocidio scritto da Emir Suljagic, il giornalista e giovane politico musulmano che coordina il programma “Voterò a Srebrenica”, con cui Calim Durakovic, facendo registrare quanti più elettori musulmani possibili nel registro elettorale del villaggio, cerca di battere i serbi alle elezioni di domani.
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