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Posts contrassegnato dai tag ‘Kaczynski’

Prosegue la striscia di racconti sui due paesi che ospitano Euro 2012, pubblicata dal quotidiano Europa. Dopo la storia dello Stadion Narodowy di Varsavia e quella del turismo alternativo a Chernobyl, oggi si parla del Palazzo della cultura e della scienza, il grattacielo più antico e famoso della capitale polacca. Lo volle Stalin in persona e questo, manco a dirlo, ha sempre portato la gente a odiarlo dal profondo. Oggi però i sentimenti sono cambiati: il palazzaccio piace a tutti. Guai a buttarlo giù.

(Le precedenti puntate sono raccolte nell’apposita rubrica di Europa)

(Nella foto il Palazzo della cultura e della scienza – Mt)

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Pubblicato da Europa il 25 maggio 2012

Il dialogo tra la Cancelliera tedesca e il primo ministro polacco è rodato. Entrambi guidano paesi in crescita, entrambi sono politicamente centristi, entrambi hanno trascorso parte della loro vita al di là del Muro. Ma è esagerato parlare di asse tedesco-polacco. Il termine “Mertusk”, coniato dal Wall Street Journal, indica la buona intesa tra i due politici e il fatto che Angela cerchi una sponda a Est, da contrapporre, quando ce ne sarà bisogno, a Hollande.  

(Nella foto, realizzata lo scorso novembre, uno scorcio del centro di Danzica, la città di Tusk)

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Pubblicato da Europa il 29 marzo 2012

Il governo polacco pensa di eliminare il Fondo della chiesa, con cui lo stato paga le pensioni dei sacerdoti. Polemiche le gerarchie cattoliche. Sul piede di guerra l’opposizione populista. Sullo sfondo, una nazione che sta cambiando lentamente. Restando comunque sempre fortemente religiosa. 

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Cattedrale di Danzica, ordinazione di sacerdoti (Mt)

Siamo davvero davanti a una rivoluzione nei rapporti tra stato e chiesa, come ha scritto il quotidiano Warsaw Business Journal? Scomodare il concetto di rivoluzione, forse, è troppo. Fatto sta che il disegno di legge presentato recentemente dal governo liberal-conservatore al potere a Varsavia, volto a spostare sulle istituzioni religiose l’onere di pagare le pensioni del clero, finora assunto dallo stato attraverso il Fundusz Koscielny (Fondo per la Chiesa), sta facendo molto discutere. È inevitabile, se si considera l’importanza che il cattolicesimo riveste nella storia polacca, recente e meno recente, nonché la tradizione di sostegno massiccio fornito dalle istituzioni centrali alla chiesa dopo l’89.

Un contributo fisso nella finanziaria
Sulla base dei disegni dell’esecutivo Tusk, riconfermatosi alla guida del paese dopo le legislative dello scorso ottobre, a partire dal 2014 il Fondo verrà eliminato. Oltre che a garantire l’erogazione delle pensioni dei sacerdoti e dei missionari, il Fondo – 89 milioni di zloty, 21 milioni di euro, il budget del 2011 – serve a finanziare i processi di ristrutturazione degli edifici di culto storici. Questa speciale “cassa” fu creata nel 1950 dalle autorità comuniste, che vollero compensare la chiesa dopo gli espropri giganteschi da quest’ultima subiti proprio in quell’anno. Ma più che di risarcire, si trattava di contenere e addomesticare. I comunisti, infatti, sapevano perfettamente che le gerarchie cattoliche rappresentavano il principale ostacolo, a causa del largo seguito popolare, all’esercizio autoritario del potere.

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Pubblicato da Europa il 29 settembre 2011

Il 9 ottobre le elezioni politiche. Nella nuova coalizione di governo potrebbe entrare anche Janusz Palikot, anticlericale e omofobo

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Varsavia (mt)

Donald Tusk, primo ministro polacco, si riconfermerà al potere alle elezioni del 9 ottobre. La Piattaforma Civica (Op), il suo partito, caratterizzato da un orientamento liberal-conservatore, otterrà sicuramente la maggioranza relativa delle preferenze. È certo che andrà così.

Ci sono più ragioni per dirsi sicuri. La prima è che i polacchi hanno già sperimentato un governo guidato dalla principale alternativa a Tusk, Diritto e Giustizia (PiS). E non intendono, almeno per ora, ripetere quell’esperienza non proprio esaltante. La formazione capeggiata dall’ex premier Jaroslaw Kaczynski – cofondatore del PiS insieme al gemello, il defunto capo dello stato Lech – portò al governo tutta la sua carica populista e si contraddistinse, in politica estera, per un approccio euroscettico e un’accesa ostilità nei confronti del vicino tedesco e della Russia, le antiche potenze smembranti e occupanti. I polacchi si stufarono presto e nel 2007 preferirono l’opzione Tusk, più “tranquilla”.

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Pubblicato da Europa il 13 gennaio 2011

Gli investigatori russi portano a termine il rapporto sull’incidente aereo di Smolensk. La tesi: i piloti furono costretti all’atterraggio perché sotto pressione, malgrado gli avvertimenti della torre di controllo. I polacchi reagiscono con durezza e reputano inammissibile l’inchiesta russa. La querelle rischia di riportare indietro le relazioni diplomatiche, dopo i progressi degli ultimi tempi

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La locandina di "Katyn", film girato da Andrzej Wajda

Lo schianto di Smolensk, che lo scorso 10 aprile ha causato la morte del presidente polacco Lech Kaczynski e di 95 esponenti dell’élite politica, economica e militare di Varsavia, è stato una tragedia annunciata. Una tragedia annunciata provocata dalla fretta di atterrare e spostarsi nella vicina Katyn, dove quello stesso giorno Kaczynski avrebbe dovuto rendere omaggio ai 22mila militari polacchi catturati dalle milizie di Mosca dopo la spartizione nazi-sovietica della Polonia e trucidati su ordine di Stalin nel 1940. È questa, in sostanza, la conclusione a cui sono giunti gli investigatori russi incaricati di redigere il rapporto sull’incidente di Smolensk.

Nel documento, consegnato ieri al governo polacco, si pone l’accento sulle “pressioni psicologiche” subite dai piloti. Comandante e vice-comandante dell’aereo presidenziale, un Tupolev Tu-15, furono praticamente “costretti” all’atterraggio. Temevano che Kaczynski avrebbe reagito negativamente all’idea di planare altrove (il che avrebbe ritardato o addirittura mandato a monte la cerimonia), come consigliato dai controllori di volo russi, che li avevano informati della presenza di una fitta coltre di nebbia, intorno all’aeroporto, che avrebbe reso rischiose le operazioni di atterraggio.

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