Pubblicato da Europa il 29 marzo 2012
Il governo polacco pensa di eliminare il Fondo della chiesa, con cui lo stato paga le pensioni dei sacerdoti. Polemiche le gerarchie cattoliche. Sul piede di guerra l’opposizione populista. Sullo sfondo, una nazione che sta cambiando lentamente. Restando comunque sempre fortemente religiosa.
———

Cattedrale di Danzica, ordinazione di sacerdoti (Mt)
Siamo davvero davanti a una rivoluzione nei rapporti tra stato e chiesa, come ha scritto il quotidiano Warsaw Business Journal? Scomodare il concetto di rivoluzione, forse, è troppo. Fatto sta che il disegno di legge presentato recentemente dal governo liberal-conservatore al potere a Varsavia, volto a spostare sulle istituzioni religiose l’onere di pagare le pensioni del clero, finora assunto dallo stato attraverso il Fundusz Koscielny (Fondo per la Chiesa), sta facendo molto discutere. È inevitabile, se si considera l’importanza che il cattolicesimo riveste nella storia polacca, recente e meno recente, nonché la tradizione di sostegno massiccio fornito dalle istituzioni centrali alla chiesa dopo l’89.
Un contributo fisso nella finanziaria
Sulla base dei disegni dell’esecutivo Tusk, riconfermatosi alla guida del paese dopo le legislative dello scorso ottobre, a partire dal 2014 il Fondo verrà eliminato. Oltre che a garantire l’erogazione delle pensioni dei sacerdoti e dei missionari, il Fondo – 89 milioni di zloty, 21 milioni di euro, il budget del 2011 – serve a finanziare i processi di ristrutturazione degli edifici di culto storici. Questa speciale “cassa” fu creata nel 1950 dalle autorità comuniste, che vollero compensare la chiesa dopo gli espropri giganteschi da quest’ultima subiti proprio in quell’anno. Ma più che di risarcire, si trattava di contenere e addomesticare. I comunisti, infatti, sapevano perfettamente che le gerarchie cattoliche rappresentavano il principale ostacolo, a causa del largo seguito popolare, all’esercizio autoritario del potere.
(more…)
Read Full Post »