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Posts contrassegnato dai tag ‘Lituania’

Pubblicato da Europa l’8 dicembre 2010

Nei file di Wikileaks toni da Guerra fredda e tanta, tantissima diffidenza nei confronti di Mosca

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L'orso russo e Gazprom (russiablog.org)

C’è ossessione e ossessione. C’è il filo diretto – anche troppo diretto – tra Silvio Berlusconi e Vladimir Putin e il sodalizio a prova di bomba Roma-Mosca. Ma c’è, soprattutto, un’inestinta diffidenza nei confronti della Russia: quella esibita da Washington. Molti dei cablogrammi della diplomazia americana pubblicati da Wikileaks scoperchiano questa difficoltà a “fidarsi” della Russia e delle doppiezze, degli eccessi e delle voglie di grandezza che le vengono attribuite cable dopo cable.

Se gli americani non si fidano, le capitali dell’Europa centro-orientale, Varsavia in testa, sfoderano addirittura una vera e propria fobia nei confronti dell’orso russo. Salta fuori, così, che la Polonia ha chiesto agli americani di piantare il loro “stivale” sul proprio territorio per difenderlo dalle smanie neo-imperialiste di Mosca. Salta fuori, ancora, che su impulso della stessa Polonia – fatto proprio dagli americani e recepito dagli altri paesi dell’alleanza a seguito di reiterate insistenze – che la Nato abbia recentemente esteso il “piano contingente” (le misure da adottare in caso di minaccia concreta) che copre la Polonia alle tre repubbliche baltiche, che risultavano fino a poco tempo fa ipoteticamente vulnerabili.

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Pubblicato da Europa il 26 novembre

La crisi s’è fatta sentire, ma la ripresa è iniziata e il debito pubblico non è così “mediterraneo”. Anzi, è ampiamente sotto controllo. Ecco come l’Europa del levante ha contenuto la crisi. Parla Matteo Ferrazzi di Unicredit

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(da Novinite.com)

Sembrava che i paesi dell’Europa centro-orientale, orientale e dei Balcani dovessero saltare, uno dietro l’altro. Analisti e giornali scommettevano alla grande sull’ipotesi di una catena inarrestabile di bancarotte, dentro e a ridosso dei confini Ue. Invece no, s’è registrata una complessiva tenuta. La crisi ha lasciato il segno, ci mancherebbe. Il colpo è stato duro, in alcuni casi durissimo e il Fondo monetario internazionale è dovuto intervenire a più riprese: Ucraina, Serbia, Romania, Bulgaria, Croazia, Bosnia e Ungheria. «Ma la tensione, altissima, che si registrava l’anno scorso è venuta calando e oggi il quadro è nettamente migliore», afferma Matteo Ferrazzi, economista di Unicredit. È con lui che cerchiamo di capire come sono andate, come attualmente vanno e come andranno prossimamente le cose a est, al tempo della crisi.

Dall’imminente tracollo al contenimento dello tsunami. Che è successo in questi mesi?
Fino al primo trimestre del 2009 l’est era l’area mondiale più “bersagliata”. Le agenzie di rating avevano abbassato le valutazioni di molti paesi e si sosteneva da più parti che a est si sarebbe assistito a una crisi molto simile a quella che contagiò il versante orientale dell’Asia nel ‘97. In effetti s’è registrato un prosciugamento di quei flussi di capitali esteri alla base della crescita dell’est e ciò ha avuto forti ripercussioni. Ma nessuno è fallito: né gli stati, né le banche, né le grandi aziende. Ora la situazione s’è rovesciata: adesso l’est è visto come il lato solido dell’Europa. Questo cambio di situazione, che smaschera l’iniziale eccesso di nervosismo, deriva dal fatto che il focus della crisi s’è spostato dalle banche al debito pubblico. E da questo punto di vista i paesi dell’est sono protetti. Nessuno, salvo l’Ungheria, sfonda il tetto del 60 per cento. Dipende da una cultura, in parte ereditata dalla Germania, in parte implementata da questi stessi paesi, molto attenta al debito. La Polonia ha addirittura una legge costituzionale che impedisce di superare il 55 per cento nel rapporto tra debito e Pil.

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Pubblicato da Europa martedì 9 febbraio 2010

Con la sconfitta di Julia Tymoshenko alle presenziali l’Occidente perde momentaneamente il bastione ucraino. Mosca riprende il controllo. Ma la partita geopolitica lungo l’asse post-sovietico è tutt’altro che finita.

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Manifesto di epoca sovietica (Pacificviews.com)

Manifesto di epoca sovietica (Pacificviews)

Viktor Yanukovich piega al ballottaggio Julia Tymoshenko e diventa il nuovo presidente ucraino. Però di ribaltoni ottenuti a colpi di piazza come nel 2004, stavolta neanche a parlarne. Gli osservatori dell’Osce hanno definito il processo trasparente, onesto e professionale. Il responso delle urne, dunque, è incontrovertibile.

Si eclissa così definitivamente l’epoca arancione – a dire il vero già da tempo sbiadita – e inizia quella che Russia Today, la Cnn di Mosca, ha battezzato «l’evoluzione blu», dal colore del Partito delle regioni di Yanukovich. Epoca, questa, che sarà contrassegnata dalla fine della corsa verso l’area atlantica e dallo squagliamento del miraggio occidentale. Si riparte dal rapporto speciale con la Russia, che il nuovo presidente, tuttavia senza disdegnare i rapporti con l’Ue, intende ricostruire.

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