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Posts contrassegnato dai tag ‘Mafia’

Pubblicato da Narcomafie il 21 aprile 2011

Kosovo, Serbia, Ucraina, Asia centrale e Romania: aggiornamenti criminali dall’altra Europa

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La Mafija colpisce sempre

Ogni tanto, nei Balcani e nella regione post-sovietica, salta fuori qualcosa di grosso a livello criminale e anche qui in Italia ce ne accorgiamo, scrollandoci momentaneamente di dosso il torpore mediatico sull’est. Scriviamo, analizziamo, formuliamo ipotesi. Poi aspettiamo la prossima notizia di una certa stazza, come se dopo la tempesta ordine e trasparenza si ristabilissero. Nient’affatto. Il panorama criminale, a est di Trieste, è sempre fluido e ricco di vicende. Ne raccontiamo qualcuna, emersa in questi ultimi tempi.

Partiamo dal Kosovo e dal suo focolaio permanente: Mitrovica, la città etnicamente divisa (metà serba e metà albanese) che avvelena i rapporti tra Pristina e Belgrado, oltre a suscitare preoccupazioni nei corridoi delle cancellerie europee. Un recente rapporto dell’International Crisis Group (Northern Kosovo: Dual Sovereignty in Practice), rispettato think-tank con sede a Bruxelles, ha evidenziato come le cose, lungo le sponde dell’Ibar, il fiume che taglia in due la “Berlino dei Balcani”, vadano come sempre: cioè male. La porzione serba della città è ancora sotto il pieno controllo di Belgrado e non si sa come le autorità del Kosovo possano affermarvi la loro sovranità. La vertenza resta “congelata”. I rapporti tra i due popoli che abitano Mitrovica rimangono tesi.

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Mafya at the bazaar

La lunga inchiesta sulla criminalità organizzata in Turchia. Ora anche in lingua inglese, sul sito di Flare, il braccio internazionale di Libera.

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I fatti di Tirana hanno lasciato sgomenti. Vuoi per lo spargimento di sangue, vuoi perché l’Albania pareva a tutti stabile. Invece no. Ma a oscillare, in questo momento, sono un po’ tutti i paesi dell’arco balcanico. Da Zagabria in giù, come un effetto domino, sono scoppiati negli ultimi mesi scandali, tensioni e intrighi mafia-politica che hanno complicato le cose, proprio nel momento in cui l’ex Jugo sembrava avere innestato la marcia giusta

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Tirana, piazza Skanderbeg (Mt)

No, non è una né un’altra Tunisia. E nemmeno un altro 1997, l’anno in cui un micidiale crack economico portò all’anarchia, all’emigrazione di massa, allo strapotere delle mafie e a una mezza guerra civile che lasciò sul campo 2mila vittime. Paragoni azzardati, questi. Buoni a fare titoli.

Resta il fatto che l’Albania è tutta un ribollire di tensioni che, prima della manifestazione antigovernativa dello scorso venerdì, quando la guardia repubblicana ha sparato a bruciapelo su tre dimostranti, nessuno avrebbe immaginato. Dopotutto il paese delle aquile viene da una lunga parentesi di avanzamenti. Dalla crisi del ’97 l’economia è cresciuta, le istituzioni hanno tenuto e sul piano dell’integrazione euro-atlantica sono arrivati, nel 2009, l’ingresso nella Nato e l’entrata in vigore degli accordi di associazione e stabilizzazione con l’Ue. Alla fine dell’anno scorso Tirana ha inoltre ottenuto l’agognata apertura sul regime dei visti europei, che adesso permette a chi è munito di passaporto biometrico di circolare liberamente – 90 giorni il periodo massimo – nell’area Schengen.  Insomma, l’impressione era che l’Albania avesse il vento in poppa e che il braccio di ferro tra Berisha e Rama, che va avanti da due anni, fosse una fisiologica disputa domestica, tutto sommato contenibile. Invece no.

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Le oscillazioni serbe, il pantano bosniaco, il dialogo che avanza, il treno Belgrado-Sarajevo, traffici e mafie nell’ex Jugoslavia, Tito e la Jugosfera, gli uligani di Belgrado, il Kosovo che prova a farsi stato, Srebrenica e la memoria, la Turchia tra futuro e passato. Una carrellata sugli articoli che Radio Europa Unita ha dedicato nel 2010 al sudest europeo (more…)

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Six more years

Come da pronostico, Mikhail Khodorkovsky si becca altri sei anni di carcere. L’ex uomo più ricco di tutte le Russie resterà in cella fino al 2017. Il secondo processo a suo carico, come del resto il primo, s’è rivelato una completa farsa. Vladimir Putin ha trasformato un ex oligarca dal passato poco trasparente in un martire di regime. Qui trovate un’analisi e una ricostruzione dell’intera vicenda giudiziaria e dei suoi lati politici.

 

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