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Posts contrassegnato dai tag ‘Minoranze’

Le minoranze sessuali, in Polonia, si incamminano verso l’emancipazione. Il partito che le rappresenta è andato in doppia cifra alle ultime elezioni e il grosso della società, tutt’altro che chiusa, come troppo spesso viene dipinta, ma vibrante e tollerante, accetta la loro presenza. La Varsavia by night, poi, registra la presenza di tanti locali gay o gay friendly. Quarta delle venti puntate che Europa dedica ai due paesi che ospitato Euro 2012. Le precedenti le potete trovate qui.

(Nella foto Anna Grodszka, la prima parlamentare trans della storia polacca) 

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La morte di Lech Kaczynski, il dialogo russo-polacco, la consacrazione di Varsavia, le magagne ambientali e politiche ungheresi, la crisi economica che colpisce un po’ ovunque, le ferite ancora aperte e quelle chiuse. Tutti gli articoli che Radio Europa Unita ha dedicato all’Europa centro-orientale nell’anno appena trascorso.

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Le oscillazioni serbe, il pantano bosniaco, il dialogo che avanza, il treno Belgrado-Sarajevo, traffici e mafie nell’ex Jugoslavia, Tito e la Jugosfera, gli uligani di Belgrado, il Kosovo che prova a farsi stato, Srebrenica e la memoria, la Turchia tra futuro e passato. Una carrellata sugli articoli che Radio Europa Unita ha dedicato nel 2010 al sudest europeo (more…)

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Pubblicato da Europa il 31 dicembre 2010

La presidenza semestrale dell’Ue va all’Ungheria. Il discusso governo Orban avà tutti i fari puntati addosso, specialmente dopo l’approvazione della nuove legge sui media, criticata da più parti. Ma quello sulla stampa non è l’unico provvedimento che ha suscitato timori e riserve in ambito comunitario

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La bandiera della rivoluzione del '56 (Mt)

Domani l’Ungheria assume la presidenza semestrale dell’Ue. Dopo Slovenia (gennaio-giugno 2008) e Repubblica ceca (gennaio-giugno 2009) è il terzo paese di nuovo ingresso a farlo. Considerata la scarsa incisività dei due precedenti – a Praga cadde addirittura il governo a semestre in corso – c’è da credere che i membri occidentali dell’Unione, in parte ancora propensi a trattare l’Europa centro-orientale con il piglio dei primi della classe, abbaglieranno Budapest puntandole addosso tutti i fari.

A prescindere da certi pregiudizi culturali e politici che tuttora persistono e alimentano il gap est/ovest, c’è da dire che l’attenzione speciale riposta sulla presidenza magiara trova una base oggettiva nella serie di misure molto discutibili che il governo ungherese, guidato dal conservatore Viktor Orban, ha adottato da quando, dopo la schiacciante vittoria alle elezioni di aprile, ha conquistato il potere. L’ultima in ordine di tempo è la nuova legge sui media, che entra in vigore proprio domani e che sottopone l’attività di tv, radio, giornali e siti web al controllo di un’agenzia governativa, i cui membri sono tutti in quota Fidesz (Unione civica ungherese), il partito che esprime l’attuale maggioranza monocolore. L’agenzia può comminare salatissime multe, fino a 750mila euro, a chi darà notizie “poco bilanciate” o “offensive”, riferisce il settimanale tedesco Der Spiegel, lasciando intendere che la generalità del testo fornisce un’ampia discrezionalità ai membri di quest’organismo.

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Un reportage da Srebrenica, il simbolo del genocidio. Lì le truppe serbe, guidate da Ratko Mladic, uccisero nel 1995 ottomila musulmani. Oggi, in questa contrada della Bosnia orientale, passato e futuro vanno a braccetto. Inevitabilmente. Da Diario, via Dust

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Il memoriale alle vittime di Srebrenica (Mt)

Srebrenica. La terra del genocidio è inverosimilmente normale. È, in apparenza, uno dei tanti villaggi dell’entroterra bosniaco. Nient’altro che questo. Uno di quei pulviscolari borghi lambiti dalle sagome tarchiate delle alture che marcano ogni palmo di questa nazione.

Il centro di gravità del paese: una piazza con un paio di baretti senza pretese. Uomini seduti al tavolo con caffè e sigaretta. Su uno dei lati della piccola spianata c’è la chiesa ortodossa, con le sue cupole bombate. Accanto c’è la nuova moschea, in costruzione. Il minareto, in cima al quale sventola la bandiera verde dell’islam, è schermato da un’intelaiatura dove gli operai s’arrampicano con abilità da scalatori. Nelle vie adiacenti, qualche chiosco dove si vendono frutta, bibite, verdura e tabacco, qualche modesta locanda dal cui interno arrivano odori forti di carne bruciacchiata e dense zaffate di cipolla. Alcuni spartani negozietti, gli uffici di una banca, la sede del municipio e un moderno supermercato a completare il quadro.

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