Pubblicato da Europa il 31 dicembre 2010
La presidenza semestrale dell’Ue va all’Ungheria. Il discusso governo Orban avà tutti i fari puntati addosso, specialmente dopo l’approvazione della nuove legge sui media, criticata da più parti. Ma quello sulla stampa non è l’unico provvedimento che ha suscitato timori e riserve in ambito comunitario
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La bandiera della rivoluzione del '56 (Mt)
Domani l’Ungheria assume la presidenza semestrale dell’Ue. Dopo Slovenia (gennaio-giugno 2008) e Repubblica ceca (gennaio-giugno 2009) è il terzo paese di nuovo ingresso a farlo. Considerata la scarsa incisività dei due precedenti – a Praga cadde addirittura il governo a semestre in corso – c’è da credere che i membri occidentali dell’Unione, in parte ancora propensi a trattare l’Europa centro-orientale con il piglio dei primi della classe, abbaglieranno Budapest puntandole addosso tutti i fari.
A prescindere da certi pregiudizi culturali e politici che tuttora persistono e alimentano il gap est/ovest, c’è da dire che l’attenzione speciale riposta sulla presidenza magiara trova una base oggettiva nella serie di misure molto discutibili che il governo ungherese, guidato dal conservatore Viktor Orban, ha adottato da quando, dopo la schiacciante vittoria alle elezioni di aprile, ha conquistato il potere. L’ultima in ordine di tempo è la nuova legge sui media, che entra in vigore proprio domani e che sottopone l’attività di tv, radio, giornali e siti web al controllo di un’agenzia governativa, i cui membri sono tutti in quota Fidesz (Unione civica ungherese), il partito che esprime l’attuale maggioranza monocolore. L’agenzia può comminare salatissime multe, fino a 750mila euro, a chi darà notizie “poco bilanciate” o “offensive”, riferisce il settimanale tedesco Der Spiegel, lasciando intendere che la generalità del testo fornisce un’ampia discrezionalità ai membri di quest’organismo.
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