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Posts contrassegnato dai tag ‘Montenegro’

Pubblicato da Europa l’11 luglio 2012

Strette tra l’Europa e la Grecia, le economie dell’oltre Adriatico risentono della congiuntura negativa e accusano il colpo. Da Ljubljana a Skopje, una radiografia della non felicissima situazione.

(Nella foto, i cantieri navali di Pula. Il settore, in Croazia, è sulla via della privatizzazione) 

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Ancona, le carcasse dei pescherecci. Migliaia di leghe marine sull’Adriatico. Tra l’Italia e i Balcani (Nikon D3000, 2011).

 

 

 

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Pubblicato da Europa il 13 ottobre 2011

Disco verde dalla Commissione Ue: la Serbia può ottenere lo status di paese candidato all’ingresso nel club comunitario. A dicembre il Consiglio europeo dovrebbe a sua volta dare l’ok. Ma ci sono diverse condizioni, su tutte il Kosovo. Boris Tadic dovrà decidere cosa fare con l’ex provincia. Non sarà una scelta facile. 

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Mitrovica, quartieri settentrionali. Kosovo je Srbija. Il Kosovo è Serbia.

Nessuna brutta sorpresa. La Commissione europea ha emesso parere favorevole al conferimento del rango di paese candidato all’adesione nei confronti della Serbia. Era nell’aria. Belgrado, del resto, ha fatto finalmente quello che tutti da anni le chiedevano: consegnare alla giustizia internazionale Ratko Mladic e Goran Hadzic, i due grandi most wanted dei Balcani.

Ma non è solo questo. La Serbia, annota l’esecutivo comunitario nel consueto progress report annuale sull’allargamento, diffuso ieri, ha lavorato sodo anche sul fronte dello stato di diritto, del rispetto delle minoranze e del libero mercato. Ci sono ancora lacune da colmare, certo. Ma la strada è quella giusta.

Il presidente Boris Tadic incassa il risultato. Che fa comodo, peraltro, in chiave di consenso. A maggio ci saranno le elezioni e la coalizione filoeuropea, guidata dal suo Partito democratico, mette nel forziere un importante capitale. Potrebbe bastare per tenere a bada i nazionalisti di Tomislav Nikolic.

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Pubblicato da www.resetdoc.org il 14 settembre 2011

Intervista a Stefano Bianchini, presidente dell’Istituto per l’Europa centro-orientale e balcanica di Forlì

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Pristina, parco di Velanja (Mt)

Nel 1991 crollava la Jugoslavia. Nel peggiore dei modi: con le guerre. Il primo conflitto, scoppiato a giugno, fu quello tra Slovenia e Serbia. Si concluse dopo appena dieci giorni con l’indipendenza di Ljubljana.

Il secondo, tra Serbia e Croazia, esplose contemporaneamente e registrò le stesse dinamiche: Zagabria dichiarò la propria uscita dalla Federazione jugoslava, Belgrado rispose con le armi. La differenza la fecero il tempo e l’intensità degli scontri. La guerra serbo-croata, infatti, fu caratterizzata da gravi devastazioni e si chiuse soltanto nel 1995, quando l’esercito di Zagabria, dopo una fase segnata dal cessate il fuoco, riassunse il controllo dei territori della Repubblica di Krajina, l’entità serba creata da Belgrado all’interno dei confini croati.

Dopo Slovenia e Croazia fu la volta della Bosnia, dove la guerra, iniziata nel 1992 e terminata tre anni più tardi, fu ancora più violenta. Serbi, musulmani e croati, i tre gruppi nazionali della Bosnia, si affrontarono gli uni con gli altri senza pietà e sul campo rimasero più di 100mila vittime.

La saga bellica, nei Balcani, è continuata in Kosovo, tra il 1998 e il 1999. Quella guerra ha chiuso il decennio dei conflitti balcanici, ponendo le basi affinché Pristina, il 17 febbraio 2008, a dieci anni dall’inizio degli scontri, dichiarasse la propria secessione dalla Serbia.

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Pubblicato da Europa il 30 agosto 2011

La Germania punta su Zagabria, la Turchia su Belgrado. Competizione euro-turca? 

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Più chiara di così Angela Merkel non poteva essere. Durante il suo viaggio a Zagabria e Belgrado, la scorsa settimana, la bundeskanzlerin ha reso nota la posizione tedesca sui Balcani: dopo la Croazia, che entrerà nell’Ue nel 2013, non ci saranno nuovi allargamenti, almeno fino a quando l’Europa non avrà sbrogliato i suoi problemi finanziari e i Balcani, in particolare la Serbia, non avranno sciolto i loro nodi.

Il Montenegro, che ha da poco ottenuto il rango di paese ufficialmente candidato all’adesione, dovrà dunque aspettare prima di tagliare il traguardo comunitario. I negoziati non si chiuderanno in tempi brevi. Merkel ha tuttavia rassicurato la leadership di Podgorica, senza comunque incontrarla, apprezzandone i progressi sul fronte dell’integrazione euro-atlantica.

Dovrà attendere anche Belgrado, e più a lungo di Podgorica. La cancelliera, nella capitale serba, ha infatti chiesto al presidente Boris Tadic lo smantellamento delle “istituzioni parallele” (scuole, polizia, banche e amministrazioni pubbliche), con cui Belgrado controlla saldamente il Kosovo settentrionale, a maggioranza serba. Senza questo, niente Europa.

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