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Posts contrassegnato dai tag ‘Religione’

Oggi si celebra il Natale ortodosso. Qui qualche momento liturgico, fotografato durante qualche viaggio a Est.

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Una panoramica sulle migliori storie e sulle notizie più significative – suddivise geograficamente (Balcani, Europa centro-orientale e area post-sovietica) – pubblicate nel corso del mese appena trascorso dalla stampa internazionale.

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La Pasqua ortodossa, domani. Piccola galleria sul cristianesimo orientale. I tre monaci qui sotto sono stati fotografati, rispettivamente, nel monastero dell’arcangelo Gabriele (Macedonia), a Salonicco e al monastero di Decani (Kosovo).

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Pubblicato da Europa il 29 marzo 2012

Il governo polacco pensa di eliminare il Fondo della chiesa, con cui lo stato paga le pensioni dei sacerdoti. Polemiche le gerarchie cattoliche. Sul piede di guerra l’opposizione populista. Sullo sfondo, una nazione che sta cambiando lentamente. Restando comunque sempre fortemente religiosa. 

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Cattedrale di Danzica, ordinazione di sacerdoti (Mt)

Siamo davvero davanti a una rivoluzione nei rapporti tra stato e chiesa, come ha scritto il quotidiano Warsaw Business Journal? Scomodare il concetto di rivoluzione, forse, è troppo. Fatto sta che il disegno di legge presentato recentemente dal governo liberal-conservatore al potere a Varsavia, volto a spostare sulle istituzioni religiose l’onere di pagare le pensioni del clero, finora assunto dallo stato attraverso il Fundusz Koscielny (Fondo per la Chiesa), sta facendo molto discutere. È inevitabile, se si considera l’importanza che il cattolicesimo riveste nella storia polacca, recente e meno recente, nonché la tradizione di sostegno massiccio fornito dalle istituzioni centrali alla chiesa dopo l’89.

Un contributo fisso nella finanziaria
Sulla base dei disegni dell’esecutivo Tusk, riconfermatosi alla guida del paese dopo le legislative dello scorso ottobre, a partire dal 2014 il Fondo verrà eliminato. Oltre che a garantire l’erogazione delle pensioni dei sacerdoti e dei missionari, il Fondo – 89 milioni di zloty, 21 milioni di euro, il budget del 2011 – serve a finanziare i processi di ristrutturazione degli edifici di culto storici. Questa speciale “cassa” fu creata nel 1950 dalle autorità comuniste, che vollero compensare la chiesa dopo gli espropri giganteschi da quest’ultima subiti proprio in quell’anno. Ma più che di risarcire, si trattava di contenere e addomesticare. I comunisti, infatti, sapevano perfettamente che le gerarchie cattoliche rappresentavano il principale ostacolo, a causa del largo seguito popolare, all’esercizio autoritario del potere.

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Pubblicato da Europa il 18 maggio 2011

Ortodossi e comunisti, due fedi a confronto. Parla Adriano Roccucci, ordinario di storia contemporanea a Roma Tre

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La chiesa ortodossa russa, oggi, conta. Fa sentire la sua voce e viene ascoltata. È un’attrice sociale e culturale che ha recuperato prestigio e incisività, dopo il secolo breve comunista, durante il quale subì durissime vessazioni. La chiesa fu stordita dalla foga inquisitoria del regime, ma non soccombette. Seppe resistere. È proprio quella resistenza la fonte che ha permesso al patriarcato di Mosca di tornare a esercitare un ruolo importante nella Russia post-comunista, riappropriandosi di quella vocazione millenaria di architrave della “russità”. In Stalin e il patriarca, la Chiesa ortodossa e il potere sovietico 1917-1958 (Einaudi, pp. XXXII-509, euro 36), Adriano Roccucci, docente di Storia contemporanea presso la facoltà di Lettere e filosofia di Roma Tre, ricostruisce magistralmente quelle vicende, accendendo i riflettori su una storia poco conosciuta, ma degna di grande attenzione.

Professore, lei racconta di campagne iconoclaste, crociate antiortodosse, persecuzioni nei confronti dei religiosi. Perché i sovietici si scagliarono così violentemente contro la chiesa?
L’esperienza sovietica, specie nei primi decenni, non si risolse con il tentativo di secolarizzare stato e società. Prese la forma, piuttosto, di una “confessionalizzazione ribaltata”. Quello sovietico non era il modello dello stato laico, tendenzialmente neutrale verso la religione. I sovietici avevano una posizione chiara su Dio e professavano l’ateismo. Il tutto s’inseriva in un clima segnato dal mito rivoluzionario e dell’uomo nuovo. L’ateo sovietico era diverso dall’ateo occidentale. Era un credente, in taluni casi addirittura più credente del religioso. Questo carattere, in parte “mistico”, pervade tutta la storia bolscevica e connota la lotta contro gli ortodossi.

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