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Pubblicato da Osservatorio Balcani e Caucaso

Cosa pensiamo di quelle nazioni con cui condividiamo il “mare dell’intimità”, mare di scambi, commerci, sincretismi culturali, guerre, esodi, trasformazioni epocali? Un’intervista a Alessandro Leogrande, autore dell’e-book Adriatico. 

Foto – L’Adriatico a Senigallia

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Negli anni ’90, è stato il mare più importante del mondo. Il processo di disgregazione della Jugoslavia, la crisi politico-finanziaria albanese del ’97, il conflitto del Kosovo hanno collocato l’Adriatico al centro della scena e l’Italia s’è trovata sotto il fascio di luce, giocando, in qualità di condomino di questo bacino, un ruolo importante. Terminata l’emergenza, l’Adriatico è tornato marginale e la stessa Italia l’ha derubricato a priorità secondaria.

Ora, la spinta rivoluzionaria proveniente dalla sponda settentrionale del Mediterraneo pone le basi affinché l’Adriatico venga riscoperto. “Alla luce delle primavere arabe è miope non farlo”, spiega Alessandro Leogrande, vice-direttore del mensile Lo Straniero, autore di Adriaticoe-book appena pubblicato per Feltrinelli, nella collana Zoom.

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Pubblicato da Europa il 29 agosto 2012

L’Italia, con Francia, Germania, Belgio e Svezia, è uno dei cinque paesi europei che lo scorso maggio ha vergato un documento riservato che mette sotto accusa, per la prima volta in modo così eclatante, l’operato l’Alto rappresentante. Il “proconsole” della comunità internazionale  in Bosnia è ritenuto dai più sotto la parziale influenza americana. Europa svela i contenuti del testo elaborato dal quintetto. 

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Istantanee

 

Tram a Sarajevo, dove è tutto uno sferragliare
(Agosto 2011, Nikon D3000, bassa risoluzione)

 

 

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Pubblicato da Europa il 30 marzo 2012

Vent’anni fa la città simbolo della convivenza multietnica nei Balcani veniva stretta in una morsa di fuoco interminabile. Dopo l’accordo di Dayton, un secondo dramma: il mondo l’ha abbandonata. 

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Tram sarajevese (Mt)

«Senza i serbi non potrei respirare, senza i croati non potrei scrivere e senza essere me stesso non potrei vivere con loro». Così Abdulah Sidran, il famoso poeta bosniaco di origine musulmana, si rivolse a quelle svariate migliaia di persone, appartenenti a tutte e tre le etnie della Bosnia, che il 5 aprile del 1992, con i venti di guerra che soffiavano sempre più impetuosi, si radunarono a Sarajevo davanti alla sede del parlamento.

La gente manifestò a favore della pace, affermando che musulmani, serbi e croati potevano vivere insieme e che il paese andava salvato dal processo di disgregazione violento della Jugoslavia, iniziato l’anno prima in Slovenia e Croazia.

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Istantanee

Sarajevo, condominio di periferia (Nikon D3000, luglio 2011).

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