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Pubblicato da Resetdoc il 17 dicembre 2012

Le elezioni amministrative a Srebrenica. La visione del genocidio da parte di musulmani e serbi. La questione bosniaca nel suo complesso. 

Foto – Immagine relativa a un processo di riconoscimento delle vittime dell’eccidio. 

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Mai come negli ultimi mesi Srebrenica è tornata alla ribalta nei media. In questo piccolo villaggio della Bosnia orientale, teatro dell’unico genocidio del secondo novecento europeo, si è tenuta il 7 ottobre quella che probabilmente è stata la contesa elettorale più carica di significato della storia post-bellica del paese. Si è votato per il sindaco, con la concreta possibilità, numero dei votanti e rispettive etnie alla mano, che a conquistare il municipio fossero i serbi con la loro candidata Vesna Kosevic. Sarebbe stata una prima assoluta. L’assalto è tuttavia fallito. Camil Durakovic, il candidato dei bosgnacchi (musulmani bosniaci), è riuscito a batterla, incassando 4323 voti, il 46,36% delle preferenze totali.

Lo spettro del revisionismo

Per ovvi motivi, la prospettiva di un trionfo serbo ha turbato per settimane i musulmani della città bosniaca. Srebrenica è il luogo dell’orrore, il posto dove nel luglio del 1995 i militari serbo-bosniaci, guidati da Ratko Mladic, entrarono in armi e giustiziarono più di 8mila musulmani di sesso maschile. L’ipotesi che i serbi potessero esprimere il primo cittadino è stata vista come un affronto alla memoria.

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Finita la conta dei voti, lunghissima, a Srebrenica. Che resta sotto il controllo politico dei musulmani. Queste elezioni amministrative, celebrate il 7 ottobre, avevano lasciato presagire – i numeri c’erano tutti – che i serbi avrebbero potuto conquistare il municipio. Va da sé che, con l’eco del genocidio che s’avverte ancora forte e chiaro, i musulmani hanno interpretato questa prospettiva come l’inizio di un possibile processo di revisionismo storico, facendo scattare una grande battaglia di mobilitazione. Che, lo certificano i dati, ha avuto successo.

Il primo cittadino eletto si chiama Camil Durakovic e qui potete leggere un mio articolo sulla sua campagna, sulla vera e propria caccia all’elettore che ha fatto scattare quando è emerso che nelle liste c’erano più votanti serbi che musulmani e su come Srebrenica divida ancora, profondamente, la società bosniaca.

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Pubblicato da Europa il 10 ottobre 2012

Si è votato nel villaggio teatro della strage del 1995. Per la prima volta il sindaco potrebbe essere serbo. I musulmani: se fosse così sarebbe il completamento del genocidio. In settimana i risultati definitivi. Secondo articolo dedicato all’elezione più delicata della recente storia bosniaca, dopo quello uscito recentemente sul Venerdì di Repubblica.

La foto è stata scattata da Filip de Smet, fotografo belga, in occasione del decimo anniversario della mattanza firmata dagli uomini di Ratko Mladic. 

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In pratica succede questo: che domani, alle elezioni amministrative di Srebrenica, i serbi potrebbero per la prima volta conquistare il municipio. Va da sé che, visto quello che c’è stato in passato, ovvero il genocidio del 1995, la cosa spaventa notevolmente i musulmani. Costoro, finora, avevano sempre espresso il primo cittadino, nonostante siano minoranza nell’abitato. Questo perché s’è sempre votato sulla base del censimento del 1991, quando prima della guerra,  dell’eccidio compiuto dagli uomini di Ratko Mladic e della successiva fuga dei superstiti, i bosgnacchi (musulmani bosniaci) erano in netta maggioranza.

Stavolta le regole sono cambiate: il diritto di voto spetta agli effettivi residenti. Tuttavia Calim Durakovic, il candidato sindaco bosgnacco, ha cercato in questi mesi di far registrare nelle liste elettorali locali quanta più gente possibile, tra i suoi, per ribaltare la situazione, continuare a governare nel villaggio e impedire ai serbi di prendere il potere e avviare – questo pensano i musulmani – un’azione di revisionismo storico. Ne ho parlato ieri sul Venerdì di Repubblica. Di seguito una serie di articoli utili per capire lo scenario sul quale questo voto, carico di significato, si innesta.

Il voto di Srebrenica
Michele Biava (Osservatorio sui Balcani)

Sul futuro di Srebrenica la condanna del passato
Rodolfo Toè (La Stampa)

Domani è ancora ieri
Un mio vecchio articolo da Srebrenica pubblicato da Diario della Settimana. Si parla anche di Calim Durakovic, oggi candidato sindaco.

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Qualche scatto da Srebrenica, realizzato nel luglio 2010.

Srebrenica, genocidio senza memoria
La recensione a Cartolina dalla fossa, il volume sul genocidio scritto da Emir Suljagic, il giornalista e giovane politico musulmano che coordina il programma “Voterò a Srebrenica”, con cui Calim Durakovic, facendo registrare quanti più elettori musulmani possibili nel registro elettorale del villaggio, cerca di battere i serbi alle elezioni di domani.

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L’inquilino del palazzo di vetro ha effettuato una lunga visita che l’ha portato a toccare tutte le capitali dei paesi post-jugoslavi. L’obiettivo? Ricordare che la regione ha i suoi problemi e che non può rassegnarsi allo status quo. 

(Nella foto, riesumazioni a Srebrenica. Pannello situato all’interno dell’ex comando dei caschi blu Onu – Mt)

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