Pubblicato da Europa il 12 ottobre 2011
Politica, potere, soldi, gas, Europa e Russia. Tutti i fattori e tutti i nodi del processo Tymoshenko. Ieri la sentenza in primo grado, pesante. All’ex premier sono stati comminati sette anni di carcere.
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(rt.com)
Sette anni di carcere. Tanti quanti ne aveva chiesti l’accusa. Si conclude così, senza sconti e senza attenutati, il processo più famoso della storia post-sovietica dell’Ucraina: quello a carico di Julia Tymoshenko. La guida carismatica della “rivoluzione arancione”, ex primo ministro e oggi numero uno dell’opposizione, finisce dentro.
Ieri il giudice Rodion Kirejev, snocciolando la sentenza, ha ribadito l’accusa alla base di questo procedimento giudiziario, di natura penale. Tymoshenko, in qualità di primo ministro, abusò «deliberatamente e in flagranza» dei suoi poteri, «per scopi criminali», quando nel 2009 siglò con l’omologo russo Vladimir Putin i nuovi termini decennali delle importazioni di gas russo, infliggendo a Naftogaz, la compagnia statale del metano, un danno calcolato in 1,5 miliardi di hrivna. Calcolatrice alla mano, si tratta di circa a 135 milioni di euro. Tymoshenko, questa cifra, è tenuta a ripagarla. Così ha stabilito la corte, che ha peraltro comminato alla “pasionaria di Kiev” il divieto di ricoprire cariche pubbliche per tre anni. Messa in altri termini, significa che quando in Ucraina si tornerà a votare – a ottobre 2012 si rinnova il parlamento monocamerale (Rada) – la nostra non potrà candidarsi.
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