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Posts contrassegnato dai tag ‘Vaclav Havel’

Pubblicato da Studio il 28 gennaio 2013

Dalla defenestrazione del 1618, alla nascita della Cecoslovacchia; dall’assassinio nel luogotenente hitleriano Reinhard Heydrich al golpe comunista; dagli incontri tra Havel e Zappa all’elezione di Milos Zeman. Cronistoria del potere praghese, attraverso gli inquilini del Castello. 

Foto – Havel e Zappa (www.ilpost.it) 

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Al ballottaggio presidenziale in Repubblica ceca se la vedranno due candidati “anti-sistema”. Uno dei quali, Karel Schwarzenberg, ex consigliere di Vaclav Havel, ha superato ogni aspettativa. 

L’immagine è tratta da fineartamerica.com

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Elezioni presidenziali in Repubblica ceca. I retaggi dei due Vaclav, Havel e Klaus, che sono stati al Castello dalla Rivoluzione di Velluto a oggi. Vladimir Franz, l’uomo-tattoo dell’antipolitica costruttiva. 

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Pubblicato da Europa il 4 gennaio 2012

Vladimir Franz. Compositore, drammaturgo, intellettuale a tutto tondo. Il suo corpo è tatuato da cima a fondo. Corre alla presidenziali in Repubblica ceca e, se si va oltre l’aspetto pittoresco, si scopre un personaggio che ama l’antipolitica, ma non la declina in termini distruttivi. Come, sappiamo, accade altrove. 

La foto è tratta dal sito di Vladimir Franz (vladimirfranz.cz)

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Quelle dell’11 e 12 gennaio sono le prime elezioni presidenziali dirette nella storia post-’89 della Repubblica ceca. Una competizione vera, serrata. Nove concorrenti ai nastri di partenza. Martin Fendrych, firma dell’autorevole settimanale Tyden, li ha recentemente raggruppati in tre distinti insiemi. Quattro, ha scritto, sono esponenti della partitocrazia alla ceca. Due – il tecnocrate Jan Fischer e l’attuale ministro degli esteri Karel Schwarzenberg – sono parzialmente alternativi al “sistema”. I restanti tre si collocano fuori dal perimetro dell’establishment.

In quest’ultimo terzetto spicca l’eclettico intellettuale Vladimir Franz. Non andrà al ballottaggio, dove con ogni probabilità se la giocheranno Fischer e l’ex primo ministro Milos Zeman, fuoriuscito dai socialdemocratici nel 2009. Eppure rischia di andare in doppia cifra e la cosa sta facendo parecchia notizia, anche fuori dai confini della repubblica boemo-morava. Perché Franz è un personaggio stravagante, almeno a giudicare dai tatuaggi che tappezzano quasi tutto il suo corpo. Il volto ne è completamente ricoperto e quasi a malapena si scorgono gli occhi, d’un celeste intenso [...]

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Pubblicato da Europa il primo gennaio 2013

Vent’anni fa Repubblica ceca e Slovacchia si dicevano addio. Oggi i rapporti tra i due paesi sono ottimi. Il migliore divorzio della storia europea. 

Foto – Vecchio francobollo cecoslovacco (da Flickr) 

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C’è poco da dire. Il divorzio tra cechi e slovacchi, di cui oggi cade il ventesimo anniversario, è l’unica separazione mutuamente virtuosa della recente storia europea.  Negli ultimi vent’anni il vecchio continente ha visto numerose rotture, ognuna con il suo portato di problemi. La Jugoslavia si sfasciò nel peggiore dei modi, con la guerra. L’Ucraina, indipendente dal 1991, continua a subire l’ipoteca esterna di Mosca. Il Kosovo, sfilatosi unilateralmente da Belgrado nel 2008, non è padrone di una parte del suo territorio (il nord a maggioranza serba) e più della metà dei paesi membri dell’Onu non ne riconosce la sovranità.

Se il passato è denso di indipendenze problematiche, il presente spalanca alcune legittime preoccupazioni. C’è la questione catalana, che mina la tenuta della Spagna. C’è la Bosnia, la cui porzione serba – già dotata di una larga autonomia – pretende di staccarsi. C’è la Scozia, che è un’altra faccenda non proprio irrilevante.

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